La storia di Marco, da Ottaviano alla conquista del mondo con il Karate
LA STORIA
3 novembre 2026
LA STORIA

La storia di Marco, da Ottaviano alla conquista del mondo con il Karate

Ha 17 anni, umile e determinato sogna ora le Olimpiadi L’appello ai coetanei: «Lo sport è vita, stop ai videogiochi»
Giovanna Salvati

A guardarla da vicino, quella medaglia d’oro ha il peso di un sogno coltivato per dodici anni. Non è soltanto un metallo lucente conquistato ai Campionati del Mondo di karate. È il racconto di un ragazzo che a cinque anni chiese alla madre di fare sport e che oggi, a diciassette, guarda già oltre il traguardo appena raggiunto. Si chiama Marco Rosiello, vive a Ottaviano ed è una delle giovani eccellenze sportive che stanno portando il nome del territorio campano sui palcoscenici internazionali. La sua storia assomiglia a quella di tanti bambini che entrano per la prima volta in palestra seguendo amici o parenti.

Nel suo caso furono i cugini ad aprirgli la strada. «All’inizio era un gioco», racconta. Poi quel gioco si è trasformato in una passione, quindi in una disciplina e infine in una vera e propria missione sportiva. Il percorso agonistico comincia a dodici anni. La prima grande prova è il campionato regionale. Marco vince subito e conquista l’accesso ai campionati italiani, dove sale sul podio con un terzo posto. Da quel momento la strada prende una direzione precisa: una serie di vittorie, una crescita costante, decine di medaglie accumulate nella sua cameretta. «Quindici, venti», dice sorridendo. L’ultima, però, vale più di tutte le altre. È quella conquistata ai Mondiali. Un successo arrivato nella competizione a squadre, vissuta tra tensione e adrenalina. Nelle fasi decisive del torneo Marco è stato protagonista della semifinale e della finale. Eppure l’ansia più grande non l’ha provata quando era sul tatami. «Ero più agitato quando gareggiavano i miei compagni. Quando sei fuori non puoi controllare il destino della squadra. Quando tocca a te, invece, sai di poter fare la differenza».

Ottaviano sul tetto del mondo di Karate

Ottaviano sul tetto del mondo di Karate

Ottaviano sul tetto del mondo del karate. C’è anche Marco Rosiello, giovane atleta ottavianese, nella squadra italiana che ha conquistato…

Dietro il trionfo, però, non c’è soltanto il talento. C’è il lavoro quotidiano dell’Accademia Karate Union Team, una realtà che da anni forma atleti e campioni. A raccontarlo è la coach Annalisa Piscitelli, che segue Marco insieme ai maestri Nello Rea e Antonio Lo Tufo. «Noi partiamo dai bambini», spiega. «Prima il gioco, poi la tecnica, infine la consapevolezza. Il nostro compito non è soltanto insegnare un gesto atletico, ma aiutare i ragazzi a credere nelle proprie capacità». Un metodo che punta alla formazione completa della persona prima ancora che dell’atleta. Per Piscitelli il karate è molto più di uno sport. È uno strumento educativo capace di modellare carattere e personalità. «La prima cosa che insegniamo è la disciplina», sottolinea.

Ed è probabilmente proprio la disciplina il filo invisibile che accompagna la storia di Marco. In questi anni il giovane campione è cambiato profondamente. È cresciuto fisicamente, grazie anche a un percorso nutrizionale che gli ha permesso di sviluppare la struttura necessaria per competere ad alti livelli. Ma soprattutto è cresciuto mentalmente. «Quando mi pongo un obiettivo faccio di tutto per raggiungerlo», racconta. Una determinazione che oggi rappresenta la sua arma più forte. E mentre molti coetanei trascorrono il tempo davanti a uno schermo, Marco lancia un messaggio semplice ma potente: fare sport significa vivere relazioni vere, condividere emozioni e costruire il proprio futuro.

«Anche io gioco alla Playstation, ma per divertirmi. Lo sport ti cambia completamente». Sul suo orizzonte c’è già un nuovo sogno. Quando gli chiedono quale sia il traguardo che custodisce nel cassetto, la risposta arriva immediata: «Le Olimpiadi». Intanto Ottaviano si gode il suo campione. Un ragazzo educato, determinato, riconoscente verso la famiglia, i maestri, la squadra e gli amici. Un ragazzo che ha imparato a vincere senza smettere di ringraziare. E forse è proprio questa la qualità più preziosa di chi, a diciassette anni, è già salito sul tetto del mondo ma continua a guardare ancora più in alto.