Castellammare | Compra un loculo ma glielo occupano abusivamente: «Qui non ci venite mai»
Un mazzo di fiori freschi in mano, il passo lento di chi si appresta a compiere il consueto rito del…
La Procura della Repubblica di Torre Annunziata vuole vederci chiaro e ha aperto un fascicolo d’inchiesta su una serie di occupazioni abusive dei loculi all’interno del cimitero comunale di Castellammare di Stabia. Nella mattinata di ieri, forti di una delega d’indagine, i carabinieri della Compagnia stabiana hanno fatto irruzione nei locali della dirigenza del camposanto di via Napoli, passando al setaccio le stanze degli uffici e acquisendo una corposa mole di documenti, registri d’archivio e pratiche edilizio-cimiteriali.
Castellammare | Compra un loculo ma glielo occupano abusivamente: «Qui non ci venite mai»
Un mazzo di fiori freschi in mano, il passo lento di chi si appresta a compiere il consueto rito del…
L’inchiesta giudiziaria è scattata o a seguito di una dettagliata e angosciosa denuncia presentata da una cittadina, trasformando quello che pareva un incubo privato in una delicata indagine che punta a svelare eventuali complicità o mercati neri delle sepolture all’interno della struttura cittadina. La vicenda ha il sapore amaro delle storie d’altri tempi, dove la devozione per i defunti si scontra con il muro gommoso della burocrazia o, peggio, con manovre oscure e illegittime su cui ora si sta indagando.
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Tutto ha avuto inizio alla vigilia del ponte dei Defunti, un momento dell’anno tradizionalmente dedicato al raccoglimento e alla cura della memoria dei propri cari. Una cittadina stabiese di 43 anni, accompagnata dalla madre anziana, si è recata al cimitero di via Napoli per fare visita alla sepoltura di famiglia. Si tratta di un loculo, vuoto, regolarmente dato in concessione dal Comune di Castellammare di Stabia diversi anni fa.
Castellammare | Compra un loculo ma glielo occupano abusivamente: «Qui non ci venite mai»
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Ma una volta giunte davanti al manufatto, ad attendere madre e figlia c’è stata una macabra e sconvolgente sorpresa: sulla lapide di marmo non c’era più la foto né il nome del familiare di parte materna, bensì la scritta incisa in memoria di un’altra donna, del tutto sconosciuta alla famiglia e deceduta soltanto pochi mesi prima. A rendere il quadro ancora più surreale è stato l’incontro, avvenuto proprio nei pressi della sepoltura contesa, con una donna di circa sessant’anni.
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Alla disperata richiesta di spiegazioni su come fosse possibile un simile stravolgimento, la donna avrebbe risposto con glaciale perentorietà, rivendicando la piena titolarità di quel loculo e persino di quello adiacente, chiosando l’amaro confronto con un secco e perentorio: «Voi qui non ci venite mai». Sbalordite e sconvolte da un’arroganza inattesa, madre e figlia, da quanto raccontato nella denuncia, si sono immediatamente dirette negli uffici della Direzione del cimitero per chiedere conto di quanto stesse accadendo e pretendere l’immediata verifica degli atti d’archivio.
Ed è proprio negli uffici amministrativi che il giallo si è tinto di contorni quasi caricaturali, se non fosse per la drammatica gravità della materia trattata. Dai faldoni dell’archivio cartaceo della struttura è spuntato il fascicolo originale relativo alla concessione del loculo. I documenti mostrati agli utenti apparivano in linea generale identici a quelli storicamente conservati in originale dalle legittime concessionarie, ma con un dettaglio inquietante e visibilmente grossolano: sull’ultima pagina della pratica archiviata dagli uffici cimiteriali, il cognome della famiglia originale era stato spazzato via con un netto tratto di penna blu, sostituito a mano con una freccia tracciata a margine che indicava il cognome della nuova “inquilina”.
Un’operazione mai autorizzata dai reali titolari del loculo, i quali non hanno mai firmato alcun atto formale di rinuncia, subentro o trasferimento della concessione comunale. Il sospetto concreto che qualcuno possa aver falsificato atti pubblici o manomesso scientemente i registri cimiteriali ha spinto la donna a rivolgersi senza esitazione ai carabinieri dell’Arma per sporgere una formale denuncia. Ora spetterà ai magistrati della Procura di Torre Annunziata fare piena luce sul caso, analizzare i documenti sequestrati ed esaminare lo stato delle sepolture per verificare se si tratti di una singola leggerezza amministrativa o dell’ennesimo ed esteso scandalo cimiteriale.