Castellammare. Video dell'omicidio Fontana sui social, indaga l'Antimafia
Castellammare. La Procura Antimafia apre un’inchiesta sulla diffusione online del video dell’omicidio di Alfonso Fontana, il ventiquattrenne ammazzato a colpi…
Accompagnò e incitò il killer di Alfonso Fontana, il 24enne che fu ammazzato la sera del 7 febbraio 2024 a colpi di pistola all’esterno del tribunale di Torre Annunziata: dubbi sull’utilizzabilità delle intercettazioni che incastrano il boss del rione Savorito, Giovanni Imparato, alias ‘o paglialone. L’eventuale criticità è stata sollevata durante l’ultima udienza del processo che vede alla sbarra il pluripregiudicato stabiese, recluso in cella con l’accusa di omicidio aggravato dalle modalità e finalità camorristiche, dalla premeditazione e dai motivi abietti.
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Per il legale del 62enne, il penalista stabiese Antonio de Martino, ci sarebbe un errore sui decreti autorizzativi del giudice per le indagini preliminari relativi alle intercettazioni ambientali nell’abitazione di un parente della vittima. Un cavillo legale che potrebbe alleggerire, e di non poco, il carico probatorio nei confronti del boss, che si trova recluso nel carcere di Secondigliano dallo scorso maggio. L’accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Valentina Sincero, ha insistito per la validità delle intercettazioni.
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I giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Napoli si sono riservati sulla questione, in attesa anche della pronuncia della Cassazione sul ricorso presentato da Imparato contro l’ordinanza di custodia cautelare — ricorso che ha già superato il vaglio del Tribunale del Riesame, il quale ha confermato le accuse della DDA- e nel quale la difesa del 62enne ha ribadito la medesima eccezione. Il legale, nel corso dell’udienza, ha anche reiterato la richiesta di svolgimento del processo con il rito abbreviato per via dell’insussistenza, a suo avviso, delle aggravanti che farebbero scattare l’ergastolo per Imparato; un’istanza già bocciata dal giudice per le indagini preliminari che ha, peraltro, dato il suo placet al giudizio immediato a carico di Imparato per via delle prove schiaccianti nelle mani dell’accusa.
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Si tratta dello stesso canovaccio procedurale che ha caratterizzato il processo connesso a carico di Catello Martino, 53 anni, alias ‘o puparuolo, il presunto esecutore materiale dell’agguato che in primo grado era stato condannato all’ergastolo, mentre in Appello ha incassato 20 anni. Il “fine pena mai” è stato annullato per via della caduta dell’aggravante della premeditazione: secondo i giudici, il killer agì d’impeto per via del rifiuto del giovane (ritenuto vicino al gruppo criminale dei Fasano, con roccaforte al rione dell’Acqua della Madonna) di consegnargli quanto aveva rubato a casa della figlia tre giorni prima dell’omicidio.
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Per l’Antimafia, che ha presentato ricorso in Cassazione per riottenere l’ergastolo a carico di Martino, ad accompagnare e a incitare il killer fu proprio Giovanni Imparato. Il 62enne, considerato una figura apicale nello scacchiere criminale del rione Savorito di Castellammare, conduceva lo scooter su cui viaggiava Catello Martino, ritenuto il cassiere del clan dei paglialoni. Secondo l’accusa, i due raggiunsero la vittima all’esterno del tribunale di Torre Annunziata mentre era in compagnia del suocero.
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Dopo una colluttazione, Fontana iniziò a fuggire lungo la strada con Martino che cominciò a sparare tra la folla fino ad ammazzare il 24enne. Il movente dell’omicidio, che stava per far scoppiare una faida a Castellammare, sarebbe riconducibile, per la DDA, a un furto a cui avrebbe partecipato Fontana nella casa della figlia di Martino, da cui sarebbero scomparsi 180mila euro tra denaro contante e preziosi, frutto — sempre secondo la DDA — degli incassi della piazza di spaccio del rione Savorito. Al processo sono costituiti i parenti della vittima, assistiti dall’avvocato Roberto Attanasio. La prossima udienza è stata fissata per la metà di novembre