Omicidio Fontana, ecco chi è Giovanni Imparato: narcos e capo ultras della Juve Stabia
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Non soltanto droga e armi. Nella nuova inchiesta che sta scandagliando gli affari del clan Imparato, la Direzione Distrettuale Antimafia sta seguendo soprattutto una pista: quella dei soldi. Una montagna di denaro che per anni sarebbe stata alimentata dalla piazza di spaccio del rione Savorito, considerata dagli inquirenti una delle più redditizie dell’area stabiese e dei Monti Lattari. L’obiettivo non è più soltanto ricostruire chi rifornisce e vende cocaina, crack e marijuana tra i palazzi del quartiere-bunker alla periferia est di Castellammare di Stabia. La nuova frontiera investigativa riguarda il destino finale di quei soldi. Dove finiscono.
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Come vengono nascosti. E soprattutto chi continua a gestirli dopo le retate che negli ultimi anni hanno decapitato più volte i vertici del gruppo criminale. Da quanto filtra e da quello che si legge nelle informative, uno dei sospetti ormai più consolidati riguarda il riciclaggio dei proventi del narcotraffico attraverso il mercato dell’oro e quello delle automobili. Tra le ipotesi al vaglio della Dda c’è quella dell’esistenza di una rete di imprenditori ritenuti vicini agli Imparato e, di conseguenza, all’universo criminale dei D’Alessandro, la cosca egemone dell’area stabiese.
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Le attenzioni degli investigatori si starebbero concentrando anche sul settore automobilistico, considerato uno dei possibili canali utilizzati per reimpiegare parte dei guadagni provenienti dal narcotraffico. Accertamenti che mirano a comprendere se dietro alcune operazioni economiche apparentemente ordinarie possano celarsi interessi riconducibili agli ambienti della criminalità organizzata stabiese. Parallelamente gli investigatori stanno verificando anche una seconda direttrice: quella dei metalli preziosi.
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L’oro, per caratteristiche e facilità di circolazione, rappresenta da sempre uno degli strumenti più utilizzati per occultare ricchezze e trasferire capitali. Ed è proprio su questo fronte che si starebbero concentrando alcuni approfondimenti patrimoniali avviati negli ultimi mesi. Le indagini hanno ricevuto una forte accelerazione dopo gli sviluppi legati all’omicidio di Alfonso Fontana, il ventiquattrenne ucciso a colpi di pistola il 7 febbraio 2024 a Torre Annunziata proprio perché avrebbe partecipato ad un furto nella casa di un parente del ras Catello Martino (condannato per l’omicidio) da cui sarebbero spariti 300mila euro tra contanti e preziosi frutto, per la Dda, del narcotraffico. Per gli inquirenti il rione Savorito continua a rappresentare un punto nevralgico negli assetti della criminalità organizzata stabiese. Nonostante arresti eccellenti, condanne e sequestri, il sistema economico costruito attorno al narcotraffico non sarebbe stato completamente smantellato. Anzi.
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Il sospetto è che qualcuno abbia raccolto l’eredità dei vecchi referenti del clan, mantenendo attivi canali di approvvigionamento, distribuzione e reinvestimento dei capitali. È proprio seguendo la traccia del denaro che la Dda punta adesso a chiudere il cerchio. Perché se le piazze di spaccio rappresentano il motore del sistema, sono i soldi il vero cuore dell’organizzazione. E capire dove finiscono significa individuare chi comanda oggi. Un lavoro complesso, condotto nel massimo riserbo. Gli investigatori sono convinti che una parte delle risposte sia nascosta lontano dalle vedette e dalle piazze di spaccio. Dentro conti, investimenti e attività economiche apparentemente normali. È lì che stanno cercando il nuovo volto degli affari del clan Imparato.
Nel nuovo filone d’indagine emergono i contorni di una rete di “colletti bianchi” e broker finanziari che, secondo l’Antimafia, avrebbero agevolato il reinvestimento dei proventi del narcotraffico del clan Imparato, cosca satellite dei D’Alessandro. A delineare lo scenario sono i verbali del collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano, ex esponente del clan D’Alessandro. Nei suoi racconti compaiono soggetti insospettabili, professionisti e intermediari economici, i cui nomi risultano tuttora coperti da omissis perché al centro di verifiche in corso. Secondo la ricostruzione investigativa, una parte dei capitali accumulati con la piazza di spaccio del Savorito sarebbe stata trasferita fuori dalla Campania, con particolare attenzione a Roma.