Castellammare| Ucciso fuori al tribunale: perizie sul telefono del boss Giovanni Imparato
CAMORRA
11 giugno 2026
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Castellammare| Ucciso fuori al tribunale: perizie sul telefono del boss Giovanni Imparato

Gli 007 vogliono ricostruire gli affari di Giovanni Imparato Accertamenti anche sui cellulari di amici e suocero della vittima
Michele De Feo

Ricostruire gli affari del boss Giovanni Imparato e fare luce sui retroscena della faida che rischiava di insanguinare Castellammare di Stabia dopo l’omicidio di Alfonso Fontana, il 24enne assassinato a pochi passi dal tribunale di Torre Annunziata la sera del 7 febbraio 2024. È questo l’obiettivo dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata che, nel corso del blitz eseguito la scorsa settimana, hanno sequestrato sette telefoni cellulari sui quali la Direzione Distrettuale Antimafia ha disposto accertamenti tecnici irripetibili e la trascrizione integrale di chat, telefonate, rubriche, appunti e contenuti multimediali. Le analisi riguardano i dispositivi riconducibili a Giovanni Imparato, Giovanni Natino, Emanuele Raffone, Alessandro Fontana, Luca Maragas, Vincenzo Avella e Ciro Reda.

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Tutti sono coinvolti, a vario titolo, nella maxi inchiesta della Dda che ha ricostruito non solo il delitto Fontana, ma anche il contesto criminale nel quale è maturato e le conseguenze che avrebbe potuto generare sugli equilibri della camorra stabiese. L’omicidio di Alfonso Fontana rappresenta infatti uno spartiacque nelle dinamiche criminali cittadine. La vittima era un rampollo dei “Fasano”, il gruppo radicato nel rione dell’Acqua della Madonna. Secondo quanto emerso dalle indagini, pochi giorni prima dell’agguato Fontana, insieme all’amico Vincenzo Avella, a Ciro Reda e al suocero Luca Maragas (a quest’ultimo la Dda contesta la ricettazione), avrebbe partecipato a un furto messo a segno nell’abitazione della figlia di Catello Martino, ras del rione Savorito e già condannato a vent’anni di carcere come esecutore materiale dell’omicidio.

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Da quella casa sarebbero spariti circa 90mila euro in contanti, mezzo chilo d’oro e due Rolex. Per gli investigatori quel denaro e quei preziosi sarebbero stati parte della cassa del clan Imparato, organizzazione criminale, costola dei D’Alessandro, da anni attiva nella gestione della piazza di spaccio del rione Savorito. Da quel momento sarebbe iniziata una rapida escalation. I tentativi di recuperare il denaro e i preziosi rubati non avrebbero prodotto risultati e la tensione sarebbe salita fino alla sera del 7 febbraio. Alfonso Fontana raggiunse un bar di corso Umberto I, a pochi metri dal tribunale di Torre Annunziata, insieme al suocero Luca Maragas.

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Un incontro che, secondo gli inquirenti, si trasformò in una vera e propria trappola. Sul posto arrivò prima uno scooter guidato da Ciro Reda. Poco dopo comparvero altri due scooter. Su uno, secondo la ricostruzione della Dda, viaggiavano Giovanni Imparato e Catello Martino. Dopo una colluttazione, Martino avrebbe estratto la pistola e aperto il fuoco su incitazione di Imparato. Fontana tentò di fuggire lungo il corso, ma venne raggiunto dai proiettili. Quattro i colpi esplosi. Ma l’omicidio, secondo la Dda, non chiuse la vicenda.

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Anzi, rischiò di aprire una nuova stagione di sangue. Dalle intercettazioni raccolte nel corso dell’inchiesta emerge infatti che il fratello della vittima, Alessandro Fontana, insieme agli amici Vincenzo Avella ed Emanuele Raffone, stava pianificando una vendetta contro il gruppo rivale. Gli investigatori hanno documentato contatti e trattative per l’acquisto di armi, tra cui anche un kalashnikov, che sarebbe dovuto servire per una risposta armata al delitto. Ora dagli accertamenti sui telefoni la Dda spera di ricavare altro materiale per ricostruire gli equilibri criminali a Castellammare di Stabia e chiudere definitivamente l’inchiesta sull’omicidio di Alfonso Fontana.