Torre Annunziata, Fragliasso: «La camorra non è sconfitta»
La camorra è ancora presente a Torre Annunziata e il contrasto non può fermarsi agli annunci. Servono interventi concreti, controlli e continuità anche dopo il commissariamento. È il richiamo del procuratore della Repubblica Nunzio Fragliasso, intervenuto alla presentazione del volume «Damnatio memoriae. Ricerca e progetti sui beni confiscati nel Comune di Torre Annunziata».
«Meno convegni, meno operazioni di facciata, meno intitolazioni di strade, piazze e monumenti, ma agite e operate», ha affermato, rilanciando un appello rivolto alla città difronte ai tanti studenti presenti per l’evento. Lo scioglimento del Consiglio comunale e l’insediamento della commissione straordinaria sono passaggi importanti, ma non risolutivi.
«C’è tanto da fare, perché della criminalità organizzata non ci si libera da un giorno all’altro», ha avvertito. Il procuratore ha richiamato anche il recente arresto di un esponente della famiglia Gionta.
Torre Annunziata, il risanamento oltre il commissariamento
Per Fragliasso, l’azione dello Stato deve proseguire anche oltre la fase commissariale. Da qui il riferimento alle modifiche del Testo unico degli enti locali. In particolare, all’articolo 143, che disciplina lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose.
Il procuratore ha auspicato una norma che garantisca affiancamento e sostegno. Non soltanto alle commissioni straordinarie, ma anche alle amministrazioni chiamate a subentrare al termine del commissariamento.
L’obiettivo è consolidare il risanamento e impedire che il lavoro svolto venga disperso con il ritorno alla gestione ordinaria.
Beni confiscati, Fragliasso richiama i controlli sulla destinazione
Un capitolo centrale riguarda i beni confiscati. La restituzione alla collettività non si esaurisce con l’assegnazione, ma richiede vigilanza sulla destinazione.
Fragliasso ha richiamato due vicende emblematiche. La prima riguarda un albergo assegnato per finalità sociali e poi utilizzato come struttura ricettiva a scopo di lucro. Il riferimento è all’Albergo Libera Gioventù.
La seconda concerne terreni confiscati e successivamente assegnati gratuitamente ai familiari degli stessi soggetti ai quali erano stati sottratti.
Episodi che evidenziano i rischi della fase successiva alla confisca. Un bene acquisito al patrimonio pubblico deve essere gestito nel rispetto della destinazione prevista. Non deve diventare fonte di vantaggio privato o tornare, di fatto, nell’orbita degli ambienti criminali.
Il riutilizzo sociale può invece sottrarre spazi e risorse ai clan. Può inoltre contribuire alla ricostruzione del tessuto cittadino.
Il richiamo si lega alla demolizione di Palazzo Fienga e al progetto della futura Piazza della Legalità. Ma riguarda l’intero patrimonio confiscato.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la repressione. Occorre garantire che i beni sottratti alla criminalità diventino davvero patrimonio della comunità. Il risanamento istituzionale deve inoltre proseguire anche dopo il commissariamento.

