Castellammare. Le accuse contro il clan D’Alessandro dietro l’omicidio Fontana

metropolisweb,  

Castellammare. Le accuse contro il clan D’Alessandro dietro l’omicidio Fontana

Poggiomarino. Coppia dorme in auto da 4 mesi: "Moriremo nell’indifferenza"
Abuso di alcool, iniziativa dei genitori e Liceo Pascal di Pompei 

 

 Mettere a tacere l’ex scissionista pentito per impedirgli di testimoniare nei processi, ancora aperti, contro il gotha del clan D’Alessandro. E’ questa una delle piste investigative legate all’omicidio di Antonio Fontana, l’ex scissionista pentito di Santa Caterina ucciso da un commando armato la notte del 7 luglio 2017 ad Agerola. Un’ipotesi alla quale lavora la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che da 8 mesi è alla caccia dei killer dell’ex ras della camorra stabiese. Un delitto denso di ombre e misteri, sul quale pesa la storia criminale di Fontana. Personaggio di spicco dell’ala scissionista dei D’Alessandro, negli anni ’90 ‘o fasano – questo il soprannome del 59enne di Castellammare di Stabia – entrò a far parte del clan dei falsi pentiti messo in piedi da Raffaele Di Somma, alias ‘o ninnillo. Fontana ha svelato all’Antimafia, in quel periodo, i misteri del clan di Scanzano e anche i retroscena di numerosi delitti commessi durante le guerre che hanno visto protagonisti i D’Alessandro. Prima contro gli Imparato e poi contro gli Omobono-Scarpa. Aveva raccontato tanto, forse troppo l’ex pentito che poi decise di tornare sui suoi passi. Era un uomo libero Fontana quando i killer lo hanno colpito a morte. Girava tranquillamente in città, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia. 

CRONACA