La Fipe accusa il Governo: “Caos ordinanze, il Governo uccide i locali pubblici”

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La Fipe accusa il Governo: “Caos ordinanze, il Governo uccide i locali pubblici”

«Tra i commercianti c’è un vecchio detto: dopo Natale freddo e fame. Stavolta, però, almeno la fame è arrivata prima».

Massimo Di Porzio, presidente della Fipe, federazione dei pubblici esercizi, di Napoli prova a sorridere. Anche se è un riso amaro e sopratutto preoccupato.  Presidente forse, finalmente, oggi si capirà cosa accade per le nuove norme in tema di spostamenti e di apertura dei negozi. Non siamo un po’ in ritardo?

«Assolutamente sì. C’è qualcosa che è peggio del virus, ed è l’incertezza e l’incapacità nelle decisioni. I titolari di ristoranti, bar, trattorie devono decidere in fretta cosa comprare e quando. E soprattutto capire se devono organizzarsi per aprire il locale, o fare l’asporto o il delivery»

Voi vi stavate organizzando per questi giorni di festa?

«Certo, parlo per la mia esperienza personale ma anche di quella di tanti altri associati. Volevamo provare a portare a casa della gente anche i cenoni. Ma se non ci dicono cosa fare, noi nemmeno la spesa possiamo organizzare».

Non è la prima volta che vi lamentate per il trattamento riservato dal Governo a questo settore.

«Guardi ormai siamo abituati a questo trattamento in negativo riservato a noi e alle nostre attività. Non c’è rispetto e consapevolezza del ruolo delle aziende del settore della ristorazione. Ormai non ci viene chiesto di fare gli imprenditori, ma i maghi. Dobbiamo prendere decisioni che incidono sul lavoro e sui guadagni di migliaia di dipendenti sulla base dei rumors. Senza considerare che oggi, comunicare, prevedere una programmazione social è essenziale».

Il Governo sostiene che viene prima la sicurezza sanitaria, poi le altre cose.

«E chi sostiene il contrario? Ma ormai appare evidente che la situazione epidemiologica è quella. Ci fanno crogiolare nell’incertezza perché contano di non dare contributi o ristori. Si prende come esempio Germania, ma la Merkel ha messo al primo posto sanità e al secondo le imprese con un piano di sostegno impressionante che dà alle aziende il 75% del fatturato del 2019».

I numeri sono preoccupanti? Ci sono imprese che hanno già chiuso i battenti?

«I riscontri li avremo a gennaio o febbraio. Le tasse sono state rimandate ma non annullate. Noi non abbiamo incassato, e il delibery o l’asporto contribuiscono per il 15% nel nostro fatturato. E poi ci sono delle piattaforme che, quell’attività, guadagnano anche la metà dei nostri incassi. Non so fino a che punto convenga».

Presidente, il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? «Mezzo pieno, altrimenti non faremmo questo lavoro. La Campania ha già dimostrato quest’estate che i flussi sono ripresi. Grazie al nostro patrimonio culturale possiamo tornare a vedere la luce. Anche senza un governo che ci aiuti».

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