Omicidio Cerrato a Torre Annunziata, test del dna per gli indagati: ai raggi X i telefoni dei testimoni omertosi

Ciro Formisano,  

Omicidio Cerrato a Torre Annunziata, test del dna per gli indagati: ai raggi X i telefoni dei testimoni omertosi

Sono giorni decisivi per le indagini sull’omicidio di Maurizio Cerrato, il sessantunenne di Torre Annunziata ammazzato da un branco di belve il 19 aprile scorso all’interno di un garage di via IV Novembre. Questa mattina, su richiesta della Procura, verrà affidato ad un ingegnere l’incarico di eseguire una perizia fonica sui cellulari dei due titolari dell’auto-rimessa all’interno della quale Maurizio è stato ucciso. Gli inquirenti vogliono avere un quadro chiaro e soprattutto vogliono capire se i testimoni del delitto hanno raccontato tutta la verità. Un dubbio legato al fatto che sul luogo del massacro erano presenti almeno 4 persone. E di queste soltanto una ha deciso di parlare: si tratta della figlia di Maurizio, Maria Adriana Cerrato, la testimone chiave dell’indagine. La ragazza che ha avuto il coraggio di fare i nomi e i cognomi dei presunti assassini di suo padre. Oggi potrebbe essere un giorno importante anche per Maria Adriana. Il giudice per le indagini preliminari dovrà, infatti, valutare la richiesta di incidente probatorio sulle dichiarazioni della giovane proposta dal pubblico ministero titolare del fascicolo, Giuliana Moccia. Secondo gli inquirenti le dichiarazioni di Maria Adriana vanno cristallizzate sia per evitare che possa dimenticare ciò che ha visto, sia per scongiurare rischi per eventuali minacce o pressioni (alcuni degli indagati per l’omicidio di suo padre sono pregiudicati di lungo corso). E soprattutto per evitarle l’ennesimo calvario: doversi confrontare in un’aula di tribunale con i presunti assassini.  E sempre oggi verrà conferito l’incarico per un altro accertamento irripetibile: l’analisi dei video registrati, durante il massacro di via IV Novembre, dalle telecamere di un bar e di una pompa di benzina. Video che secondo l’avvocato Mauro Porcelli – difensore di Antonio Venditto (uno degli indagati) – scagionerebbero il giovane sospettato. Venditto, al pari degli altri indagati oggi in carcere con l’accusa di omicidio volontario, ieri mattina è stato nuovamente interrogato dal pubblico ministero. Un interrogatorio durato circa tre ore nel corso del quale il giovane ha raccontato la sua verità. Ha detto che mentre Cerrato veniva ucciso lui era a casa, al telefono, e poi è sceso al bar. «Vedete i video ci sono le prove, sono innocente», ha ripetuto l’indagato ascoltato dal pm nel carcere di Poggioreale. La Procura, per chiarire con certezza scientifica l’alibi proposto da Venditto, ha chiesto di sottoporre il sospettato all’esame del Dna. Richiesta che secondo la difesa potrebbe produrre la prova chiave in grado di scagionare l’indagato. Venerdì mattina, in carcere, Venditto verrà sottoposto a un tampone. Il corredo genetico dell’uomo verrà messo a confronto con le tracce ematiche rinvenute sul luogo del delitto e soprattutto sui vestiti della vittima.

CRONACA