Vitiello, deputato di Italia Viva: “La giustizia sparita dal dibattito politico”

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Vitiello, deputato di Italia Viva: “La giustizia sparita dal dibattito politico”

Catello Vitiello, avvocato penalista, componente della Commissione Giustizia, deputato di Italia Viva è stato tra i parlamentari più battaglieri sui temi della giustizia e sui problemi del Sud. Onorevole Vitiello, la fine del Governo Draghi rischia di essere una data spartiacque per il nostro Paese?

«E’ stato un delitto. Non tutti quelli che vi hanno partecipato si sono resi conto del gravissimo danno arrecato al Paese. Con i progetti del Pnrr da portare avanti, con una guerra a poche centinaia di chilometri da noi, con l’Europa che si aspettava da noi credibilità e sicurezza».

Pagheremo questa decisione scellerata?

«Certo che la pagheremo. E soprattutto la pagheranno i cittadini. Quelli che vivono una vita fatta di difficoltà, i ceti medi, le classi che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Abbiamo cestinato un’esperienza che aveva dato e stava dando lustro e credibilità al Paese. L’abbiamo fatto per un mero calcolo elettorale. Un delitto, ripeto».

In questi giorni il tema della giustizia è sparito dai radar. Si parla di migranti, di reddito di cittadinanza, di flat tax. Non lo trova contraddittorio?

«Guardi non lo dica a me. In questi anni mi sono battuto ed impegnato, da avvocato penalista, ma soprattutto da studioso del diritto per lavorare ad una serie di riforme della giustizia. Avremmo voluto incidere molto di più. Ed è il motivo per cui, alla fine, ci siamo astenuti sulla legge Cartabia. Servono investimenti veri nella giustizia, bisogna recuperare i valori del diritto, del garantismo, della tutela dei cittadini. Ancora oggi i tempi processuali sono infiniti: e di queste lungaggini soffrono cittadini che attendono un giudizio. Tutto questo non è giusto, non è degno di un paese civile»

Italia Viva ha dato vita al Terzo Polo con Calenda. La convince?

«Con questa pessima legge elettorale la situazione diventa difficile, i margini di manovra molto stretti. Italia Viva non ha svenduto la sua dignità per accordi su poltrone. Siamo rimasti al nostro posto. Cosa però accadrà ovviamente non possiamo dirlo».

Eletto coi Cinque Stelle, passato al Gruppo Misto poi con Italia Viva. Qualcuno l’ha criticata per questo.

«Non lo capisco. Io non mi sono mai mosso dalle mie idee. Sono stato candidato all’uninominale non come iscritto ai Cinque Stelle ma per le mie idee e per il mio percorso professionale. Posso dirle che dalle mie idee io non mi sono mai separato. Resto un liberale democratico, che crede nei valori della giustizia, che si batte per le riforme. Gli estremismi non mi sono mai piaciuti. La politica è il terreno del confronto, dello scambio di idee. E in quel terreno io ci sono sempre rimasto».

Mancano pochi giorni alla presentazione delle liste e a quelle dei candidati. Ha sciolto le sue riserve? Cosa farà il 21 agosto?

«Intanto lavoro. Perché non mi sono mai fermato. Perché non faccio il politico di professione. Stiamo valutando insieme il percorso migliore per affrontare quelle che saranno settimane difficili. Le sfide mi affascinano, le battaglie anche. Ma dobbiamo avere ben chiaro dove stiamo andando e quale obiettivo dobbiamo raggiungere».

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