Scandalo voto di scambio a Torre del Greco: altra frenata per il processo a Buono & co.
Torre del Greco. Ancora un rinvio, ancora un intoppo procedurale. Si è conclusa così l’ennesima udienza del processo relativo al secondo filone dello scandalo per il voto di scambio andato in scena all’ombra del Vesuvio in occasione delle elezioni del 2018. Il procedimento – a carico di diversi volti noti della politica locale e piccoli imprenditori – è stato aggiornato al prossimo 28 gennaio a causa dell’incompatibilità del giudice Emma Aufieri, subentrata alla collega Maria Camodeca nella presidenza del collegio giudicante. Una decisione inevitabile: il magistrato, infatti, si era già espressa su un’istanza avanzata dalla difesa dell’ex consigliere comunale Mario Buono, rendendosi di fatto incompatibile con la prosecuzione del dibattimento. Una formalità, ma sufficiente a far slittare ancora una volta un processo che da anni arranca tra ostacoli tecnici, avvicendamenti in aula e tempi sempre più dilatati.
Giustizia-lumaca
I fatti risalgono al 2018, quando – secondo l’accusa – un collaudato sistema clientelare avrebbe condizionato il voto a Torre del Greco, a colpi di promesse di posti di lavoro nella Nu, pacchi alimentari, contatti e pressioni. Al centro di tutto, c’era il commercialista Simone Onofrio Magliacano, ex assessore al bilancio della giunta targata Ciro Borriello. Per i magistrati sarebbe stato proprio il noto professionista a costruire la rete di relazioni e scambi illeciti in grado di pilotare preferenze e garantire pacchetti di voti. Non a caso, Simone Onofrio Magliacano è (anche) tra gli imputati eccellenti del procedimento, dopo il patteggiamento nell’ambito del filone principale dell’inchiesta. Sott’accusa insieme all’ex assessore e a Mario Buono – eletto nel 2018 in una lista civica a sostegno della candidata sindaca Romina Stilo – ci sono il meccanico Gennaro Savastano, e Vincenzo Izzo, conosciuto da tutti come “Pisiello”, titolare della pescheria “Don Do’”. Infine, Gianluca Melluso – titolare di una nota pizzeria della zona Litoranea, recentemente trasferita in via Alcide De Gasperi dopo la chiusura del locale storico per abusi edilizi – marito di Ida Fiore, candidata non eletta alle scorse elezioni comunali. Un gruppo variegato, che secondo la procura avrebbe avuto ruoli diversi ma collegati nella gestione e nella distribuzione delle preferenze.
Il nodo del cellulare
Uno degli snodi più delicati del procedimento era già stato affrontato lo scorso anno, quando il collegio del tribunale di Torre Annunziata – allora presieduto da Maria Camodeca – aveva deciso sull’utilizzabilità dei contenuti del cellulare di Simone Onofrio Magliacano. Lo smartphone non era mai stato sequestrato dalla procura, ma consegnato spontaneamente dall’ex assessore. Le difese avevano sollevato obiezioni sull’ammissibilità di quel materiale, ma i magistrati ne avevano comunque autorizzato l’acquisizione, ritenendolo utile e legittimo. Quel passaggio sembrava poter imprimere una svolta al processo. E invece, si è riaperto il fronte dell’incompatibilità dei giudici.
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