Castellammare, omicidio, droga e usura: il boss D’Alessandro «vede» la libertà dopo 20 anni di cella
CRONACA
1 febbraio 2026

Castellammare, omicidio, droga e usura: il boss D’Alessandro «vede» la libertà dopo 20 anni di cella

metropolisweb

Pasquale D’Alessandro alias ‘o nir tornerà in libertà la prossima primavera, ma un cavillo giuridico avrebbe potuto anticipare di qualche mese la scarcerazione di uno dei pezzi da novanta della cosca di Scanzano, l’organizzazione criminale egemone a Castellammare di stabia da praticamente mezzo secolo. A frenare l’ambizione di rivedere anticipatamente la libertà del boss è stata una recente sentenza della Corte di Cassazione. Attraverso i suoi legali il 54enne aveva chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione per alcune sentenze passate in giudicato che lo hanno ritenuto colpevole di omicidio, traffico di droga e usura. Reati tutti aggravati dal metodo e dalle finalità camorristiche. Un’istanza che è stata rigettata dalla prima sezione della Corte di Cassazione (presidente Vincenzo Siani, a latere Raffaello Magi e Angelo Valerio Lanna) e che di fatti ha solo allungato di qualche mese la detenzione di D’Alessandro.

Il profilo criminale «‘o nir» oggi ha 54 anni, di questi 19 ne ha passati dietro le sbarre. E’ il primo figlio di Luigi D’Alessandro, alias o’gigginiello, il fratello del padrino defunto Michele. Il boss fu «protagonista» di una vera e propria caccia all’uomo nei primi anni 2000, quando per oltre 1800 giorni riuscì a sfuggire ad un’ordine di cattura. Il 5 giugno del 2007, in un’operazione passata alla storia delle cronache nere, fu arrestato tra Santa Maria la Carità e Gragnano in zona Madonna delle Grazie. In una palazzina del quartiere, dalla quale Pasquale D’Alessandro non si sarebbe mai spostato, avrebbe continuato a tenere le redini della cosca gonfiando le casse del clan soprattutto grazie al denaro proveniente dal traffico di droga. Il pluripregiudicato era ricercato per via di una  condanna diventata definitiva per l’omicidio di  Giuseppe Riccardi, alias ‘o pettolone, ucciso il 30 aprile del 1996 in villa Comunale a Castellammare di Stabia. Pasquale D’Alessandro partecipò all’organizzazione di quel delitto «strategico» per le brame di potere della cosca di Scanzano sugli affari criminali dell’area stabiese e della Penisola Sorrentina. Ma la sua fase di crescita delinquenziale, secondo gli inquirenti, non ebbe il suo apice con l’omicidio di ‘o pettolone. Negli anni successivi, infatti, con la vacatio criminale venutasi a creare a Castellammare D’Alessandro era riuscito a ritagliarsi un ruolo ben definito di reggente. Nel 2005 fu condannato dal Tribunale di Parma. Secondo gli inquirenti che curarono le indagini sul pizzo ai commercianti stabiesi trapiantati a Salsomaggiore, «‘O nir» era il mandante sia della riscossione dei crediti maturati vorticosamente con l’usura, sia delle estorsioni.

Il nuovo ospedale Dal giorno della sua cattura, nel giugno 2007, Pasquale D’Alessandro non ha più lasciato il carcere. Ma il suo nome è ricomparso in altre inchieste sul clan D’Alessandro. Anche nell’ultima che ha portato all’arresto del suo cugino omonimo e dei suoi fedelissimi lo scorso novembre. In un’intercettazione ambientale del 2024 captata dalla cimice che era stata piazzata nell’abitazione di Michele Abbruzzese si sente parlare il ras del centro antico sulla spartizione dell’affare per la costruzione del nuovo ospedale nella zona delle Terme. Abbruzzese riferì alla moglie che i proventi «come sempre» sarebbero stati divisi tra i fratelli (figli di don Michele) Pasquale e Vincenzo D’Alessandro (ora entrambi in carcere) e Luigi D’Alessandro, alias gigginiello, e suo figlio, Pasquale ‘0 nir.