Terzigno dice addio a Lucio Fabbrocini, fu sindaco della città negli anni ’70
Terzigno si ferma, in silenzio. Se n’è andato Lucio Fabbrocino, figura simbolo di una stagione irripetibile, uomo delle istituzioni e anima appassionata del calcio locale. Aveva guidato la città negli anni Settanta, lasciando un’impronta che ancora oggi vive nei ricordi e nell’identità di un’intera comunità. Non fu soltanto un sindaco. Fu un costruttore di legami, un visionario capace di trasformare entusiasmo in progetto. Durante il suo mandato, Terzigno conobbe una stagione di crescita e partecipazione, ma è soprattutto nel calcio che il suo nome si è scolpito nella memoria collettiva.
Fabbrocino fu tra i protagonisti degli anni d’oro della squadra rossonera, quella del record di vittorie, quando il campo diventava il cuore pulsante della città e ogni partita un momento di orgoglio condiviso. Sotto la sua guida, lo sport non era solo competizione, ma strumento di aggregazione, riscatto e identità. I colori rossoneri, in quegli anni, raccontavano molto più di una squadra: raccontavano una comunità unita, capace di sognare.
La notizia della sua scomparsa ha attraversato Terzigno come un’onda lenta e profonda. Le istituzioni locali hanno espresso cordoglio, ricordando “quanto Fabbrocino abbia dato al territorio”, ma il dolore più autentico si legge nei volti di chi lo ha conosciuto, di chi ha vissuto quella stagione e ne custodisce ancora l’eco. Domani l’ultimo saluto, a Napoli, nella chiesa di San Pasquale a Chiaia, città dove viveva. Sarà un momento di raccoglimento, ma anche di gratitudine. Perché uomini come Lucio Fabbrocino non si limitano ad attraversare il tempo: lo segnano.

