Castellammare, clan e politica: ricostruiti in aula 5 anni di camorra
CAMORRA
7 aprile 2026
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Castellammare, clan e politica: ricostruiti in aula 5 anni di camorra

Alla sbarra 29 imputati, chiuso l'esame dello 007 che ha incastrato i D'Alessandro
Michele De Feo

Pizzo, traffico di droga, e rapporti con la politica,  ricostruiti in aula cinque anni di camorra. Si è concluso nei giorni l’esame in aula dello 007 che ha incastrato boss e affiliati del clan D’Alessandro. Il militare dei carabinieri ha testimoniato in aula al mai processo cerbero che vede imputati 29 persone.

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Tra i 30 capi d’imputazione e tra i tanti nomi “noti” alle cronache giudiziarie, spunta la figura di Augusto Bellarosa. Secondo l’Antimafia – dal 2011 al 2015 – avrebbe fatto parte del clan D’Alessandro con un ruolo importante. Si sarebbe occupato di fare le veci di Michele D’Alessandro (classe 1978) occupandosi, si legge nel capo d’imputazione, «dell’ingerenza del sodalizio criminale nel settore degli appalti pubblici», arrivando a interloquire «a nome dei D’Alessandro» con «gli esponenti politici di riferimento».

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Chi siano questi «referenti» non viene specificato. Nella lista degli imputati spiccano i nomi di eredi e nuove leve del clan. A cominciare da Michele D’Alessandro (classe 1978), figlio del boss Luigi. Il nipote omonimo del padrino fondatore del clan avrebbe raccolto – sostiene l’Antimafia – lo scettro del comando di Scanzano, arrivando a impartire le direttive agli affiliati e curando i rapporti con i boss di altre cosche, come i Di Martino di Gragnano. Va chiarito che Michele D’Alessandro è stato recentemente assolto in secondo grado dall’accusa di associazione mafiosa.

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Per la Dda al suo fianco c’era anche suo nipote, Michele D’Alessandro (classe 1992), ritenuto esponente delle nuove leve della cosca e già condannato in appello a nove anni di carcere. Sotto di loro – per le accuse – una piramide che vede in prima linea le donne del clan e in particolare le mogli dei fondatori della cosca, Teresa Martone e Annunziata Napodano, moglie di Luigi D’Alessandro, fratello del padrino defunto Michele. E ancora Antonio Rossetti, detto ‘o guappone e Nino Spa gnuolo, “capa storta”, l’ex inafferrabile boss di Gragnano, Antonio Di Martino, Rossano Apicella e i pentiti Valentino Marrazzo e Pasquale Rapicano.

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Tutte queste dinamiche sono state ricostruite in aula dallo 007 che ha redatto l’informativa che ha incastrato i D’Alessandro. Si tratta di un fascicolo di migliaia di pagine nelle quali sono stati ricostruiti gli affari della cosca di Scanzano. Alle prossime udienze inizierà il controesame del collegio difensivo presieduto dai legali Antonio de Martino, Francesco Romano, Stefano Sorrentino, Renato D’Antuono, Mariano Morelli, Gennaro Somma, che proverà a smontare le acccuse della Direzione Distrettuale Antimafia.