Corrotta dal boss D’Alessandro per mentire ad un processo: resta a piede libero
CAMORRA
8 aprile 2026
CAMORRA

Corrotta dal boss D’Alessandro per mentire ad un processo: resta a piede libero

La sentenza della Cassazione sulla richiesta di arresto dell'Antimafia: Resta a piede libero Katia Scelzo.
Michele De Feo

Resta a piede libero Katia Scelzo, la donna accusata dalla Dda di corruzione perché avrebbe mentito al processo che vedeva alla sbarra Vincenzo Ingenito, mandante dell’omicidio del padre Pietro Scelzo, in cambio di una casa che le sarebbe stata promessa dal boss Vincenzo D’Alessandro.

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A sancirlo è stata la Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso della Procura antimafia che  aveva chiesto l’arresto in carcere per la donna.

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Per gli ermellini, però, non sussistono esigenze cautelari, e Scelzo, assistita dalla penalista Olga Coda, potrà quindi continuare a seguire l’iter giudiziario a piede libero.

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La donna è tra gli imputati del processo Domino III, procedimento nato da un’inchiesta della Dda che ha ricostruito gli affari del clan D’Alessandro tra il 2020 e il 2022.

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Nel filone principale del maxi processo è già arrivata la sentenza di primo grado che ha sancito una condanna complessiva a 82 anni di cella complessivi per il boss Vincenzo D’Alessandro e i suoi fedelissimi.

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A Scelzo è stato recapitato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ed è accusata di corruzione aggravata dalle finalità mafiose.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, la donna sarebbe stata contattata da emissari del clan D’Alessandro e poco dopo avrebbe dovuto testimoniare al processo contro Vincenzo Ingenito, poi condannato all’ergastolo per aver ordinato l’omicidio di Pietro Scelzo.

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Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, il boss Vincenzo D’Alessandro le avrebbe promesso una casa in cambio del silenzio in aula.

Circostanza che, per la Dda, si sarebbe concretizzata, nonostante il tentativo del boss di sabotare il processo non abbia avuto pieno successo.

A supporto di questa ricostruzione ci sono le intercettazioni telefoniche, l’atto di vendita della casa (poi sequestrata) e i verbali della testimonianza di Scelzo al processo.

Nei prossimi giorni sarà fissata l’udienza preliminare, durante la quale si discuterà la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura antimafia.