Castellammare. Abusi a Varano, il Comune si prende l’ex ristorante
IL PROVVEDIMENTO
21 aprile 2026
IL PROVVEDIMENTO

Castellammare. Abusi a Varano, il Comune si prende l’ex ristorante

La struttura nell'area archeologica acquisita a patrimonio comunale
Tiziano Valle

Tolleranza zero contro il mattone selvaggio in aree di pregio storico e paesaggistico. Il Settore Urbanistica del Comune di Castellammare di Stabia ha disposto l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un ex ristorante abusivo situato in via Passeggiata Archeologica numero 3, sulla collina di Varano.

 

La struttura

L’immobile, che occupa un’area di circa 812 metri quadrati, sorge in un punto nevralgico della città, classificato dal Piano Regolatore Generale come “Parco Urbano Archeologico”, una zona sottoposta a vincoli rigidissimi dove l’inedificabilità è assoluta per tutelare i tesori del sottosuolo stabiese.

 

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L’ex ristorante

La vicenda affonda le radici nel lontano 1995, quando venne presentata un’istanza di condono edilizio per un locale terraneo allora adibito a ristorante-pizzeria. Dopo il diniego della sanatoria nel 1998 e un’ordinanza di demolizione emessa nel 2013, la proprietà non ha mai provveduto al ripristino dello stato dei luoghi.

 

La trasformazione

Al contrario, come rilevato dai sopralluoghi dei tecnici comunali e della Polizia Municipale effettuati tra febbraio e aprile 2026, la struttura non solo è rimasta in piedi, ma è stata ulteriormente trasformata: oggi l’ex ristorante ospita uno show-room per l’esposizione e la vendita di materiali edili. Un manufatto imponente, con una pianta di circa 28 per 29 metri, che occupa l’intera particella catastale interessata.

 

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L’ordinanza ignorata

L’atto firmato dal dirigente, l’ingegnere Giovanni Miranda, rappresenta un passaggio tecnico dovuto. Secondo il Testo Unico dell’Edilizia, se il responsabile dell’abuso non demolisce entro 90 giorni dall’ingiunzione, il bene e l’area di sedime vengono acquisiti automaticamente e gratuitamente dal Comune. Il provvedimento specifica inoltre che, nonostante il passaggio di proprietà avvenuto nel 2014 tramite un atto di donazione tra sorelle, l’acquisizione resta valida e ineludibile, configurandosi come un “atto dovuto” a fronte dell’inottemperanza.

 

I vincoli

Oltre al vincolo archeologico, l’area è gravata da criticità ambientali: secondo il Piano stralcio di Assetto Idrogeologico, la zona ricade in una fascia a rischio e pericolosità frana. Il Comune ha ora disposto che l’Ufficio Patrimonio proceda alla trascrizione del provvedimento nei Pubblici Registri. L’atto è stato trasmesso anche alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, alla Polizia di Stato e ai Carabinieri.

 

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Il destino della struttura

Il futuro della struttura è ora nelle mani del consiglio comunale, che dovrà decidere se procedere alla demolizione o dichiarare la presenza di prevalenti interessi pubblici per un eventuale riutilizzo sociale o istituzionale del bene, a patto che non contrasti con i vincoli idrogeologici e archeologici.