FOCUS SALUTE E ALIMENTI
25 Aprile 2026
FOCUS SALUTE E ALIMENTI

LONGFORM | Nei laboratori dello Zooprofilattico di Portici, dove si combattono epatite e malattie infettive

Intervista al nuovo direttore Giuseppe Iovane: dalla sicurezza negli allevamenti, ai controlli sulla Terra dei Fuochi, dalla difesa delle eccellenze della produzione campana allo studio dei nuovi virus favoriti dai cambiamenti climatici
Raffaele Schettino

Un presidio di legalità, scienza e sicurezza alimentare nel cuore della Campania. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno è una sentinella che vigila sulla salute pubblica partendo dalla terra e dal mare. Nella sede centrale di Portici, abbiamo incontrato il nuovo Direttore Generale, il professor Giuseppe Iovane, ordinario di Malattie infettive all’Università Federico II, per tracciare un bilancio tra le emergenze presenti e passate e le sfide tecnologiche del futuro.

Giuseppe Iovane, inevitabile partire dall’attualità e dall’epatite A: possiamo considerare cessata l’emergenza?

Direi di no. Anzi, diciamo che questa è una malattia ricorrente, nel senso che la regione Campania ha dovuto affrontarla nel 2015, tanto per citare gli ultimi episodi, poi nel 2017, e quest’anno abbiamo ci siamo imbattuti di nuovo in questo problema. La situazione era diventata piuttosto seria, ce ne siamo accorti nel momento in cui, dai controlli ufficiali che effettuiamo normalmente sulle acque e sulle produzioni è venuta fuori un’allerta legata ai mitili in alcune aree di produzione della Campania. Per avere un parametro: avevamo avuto una cinquantina di casi di epatite A in tutto l’anno scorso, mentre quest’anno, verso metà febbraio, ne avevamo registrati già più di 50, anche con ricorsi alle cure ospedaliere. Abbiamo elaborato i nostri dati e ampliato i controlli sulle produzioni, capendo che uno dei problemi più importanti derivava proprio dall’uso dei molluschi.

Possiamo almeno dire che la situazione è sotto controllo, e che il monitoraggio funziona?

Faccio una premessa: noi possiamo controllare solo la filiera che rientra nella legalità. Tutto ciò che è fuori sfugge ai controlli. Dunque, resta fondamentale il livello di responsabilità dei consumatori. Tornando alla situazione attuale: dal punto di vista ospedaliero abbiamo registrato una diminuzione dei casi perché gli interventi sono stati rapidi. Dal 18 febbraio sono state bloccate tutte le produzioni risultate positive e quei mitili sono stati eliminati dalla vendita e dalla produzione. Il problema è che non siamno ancora arrivati alla soglia zero dei ricoveri. Siamo partiti dai molluschi inquinati e adesso siamo alla fase che potremmo definire d’infezione casalinga. I casi di epatite iniziano due settimane prima della manifestazione dei sintomi e in quel periodo sono già pericolose. Nelle case potrebbe esserci ancora il rischio di diffusione.

Zooprofilattico e Covid-19: il «Modello Portici» che ha salvato la Campania

Zooprofilattico e Covid-19: il «Modello Portici» che ha salvato la Campania

Se c’è un momento preciso in cui il concetto accademico di "One Health" si è trasformato in una barriera fisica…

Restiamo sul tema della sicurezza legata a ciò che portiamo in tavola: i controlli dell’Istituto Zooprofilattico si muovono su più fronti. Uno su tutti, l’emergenza nella Terra dei Fuochi. Com’è la situazione?

Con il progetto Campania Trasparente, realizzato quando non ero ancora io a dirigerlo, l’Istituto ha realizzaro un lavoro enorme. Ad ampio spettro. Siamo stati in grado di georeferenziare tutti i siti che possono avere problemi dal punto di vista ambientale. Non a caso, l’Istituto Zooprofilattico di Portici è l’unico istituto in Italia che ha un centro di referenza proprio su “Ambiente e Salute”. Abbiamo capito che c’è una connessione fortissima tra la salute umana e animale e l’ambiente. Quest’ultimo ha un ruolo determinante, basti pensare alle malattie infettive che oggi ci ritroviamo in casa. A causa dei cambiamenti climatici, quelle che un tempo venivano considerate estranee o esotiche, oggi fanno parte della nostra vita. Sulla Terra dei Fuochi, seguiamo gli incendi attraverso i rilevamenti satellitari grazie ai quali monitoriamo come si muovono i fumi e dove cadono. Questo ci consente di effettuare controlli mirati su terreni e allevamenti potenzialmente interessati evitando interventi a raggiera che provocavano una dispersione di risorse umane ed economiche. In questo processo, nel corso del tempo, l’intelligenza artificiale ci aiuterà ancora di più.

Giuseppe Iovane (Direttore IZSM)

E per quanto riguarda le minacce legate alle malattie infettive negli allevamenti?

Su questo fronte è stato un anno molto impegnativo, soprattutto per studiare la peste suina africana, che resta una delle dinamiche più complesse per l’Italia a causa del notevole impatto economico che produce. Non colpisce l’uomo, ma può essere devastante per gli allevamenti. Negli ultimi anni ci siamo concentrati su due patologie molto importanti: la brucellosi bufalina e la tubercolosi. Nel 2022 è stato messo in piedi il programma obbligatorio di eradicazione (normativa regionale 104), abbiamo  creato una sinergia tra la tutela della prevenzione della Regione, le Asl, l’Istituto e l’Università. Oggi possiamo dire che abbiamo ridotto i focolai di brucellosi del 90%. Da 80 o 90 siamo a meno di 10. Ovviamente non abbassiamo la guardia perché siamo di fronte ad una malattia subdola. Continueremo a migliorare la situazione con i programmi di eradicazione e l’ausilio di una vaccinazione che personalmente ho studiato per il bufalo. Tuttavia, mentre siamo in una condizione favorevole rispetto alla  brucellosi, non possiamo dire lo stesso per la tubercolosi. Stiamo assistendo a una recrudescenza in tutta Italia, e la osserviamo soprattutto nei bufali e nei bovini che lasciano le aziende per andare sui pascoli degli Appennini o sulle colline per trovare alimenti. Al momento abbiamo ancora una quarantina di focolai, stiamo aggredendo la problematica per capire come arginarla, e la soluzione passa certamente attraverso il catasto dei pascoli.

A proposito di sicurezza. Si discute molto sull’uso dei farmaci negli allevamenti. Cosa può dirci?

Per quanto riguarda l’uso dei farmaci e il fenomeno dell’antimicrobico-resistenza, l’Istituto Zooprofilattico rappresenta un presidio sanitario all’avanguardia. Siamo l’unico Paese al mondo ad avere un sistema chiamato ClassyFarm, diventato obbligatorio con la ricetta elettronica. Restando sempre nella filiera della legalità, attraverso questa piattaforma informatica siamo in grado di tracciare tutti i dati e sapere perfettamente quale antibiotico si sta utilizzando in una determinata azienda, valutando se ci sono fenomeni di resistenza.In realtà, posso affermare tranquillamente, anche da docente e ricercatore, che il fenomeno si è spostato dagli allevamenti alle abitazioni. Sugli animali domestici. Il più delle volte si curano cani e gatti con i farmaci che si hanno nel cassetto. È un errore. Una pratica sbagliata e pericolosa.

I laboratori dell'IZSM di Portici

I laboratori dell’IZSM di Portici

Restiamo sui farmaci e sulle cure: l’Istituto Zooprofilattico è forse l’unico ad avere l’autorizzazione a coltivare canapa per fini medici.

Sì, siamo l’unico istituto che ha un progetto di coltivazione sperimentale di cannabis selettiva. È una struttura che deve garantire elevati standard di sicurezza, tracciabilità e controllo ambientale secondo una normativa specifica. Abbiamo serre chiuse e controllate dove facciamo ricerche agronomiche per produrre materiale vegetale conforme ai requisiti qualitativi, per poi conferirlo all’Officina Farmaceutica Militare di Firenze o ad altri soggetti autorizzati. Sotto la mia direzione implementerò questo aspetto. Vogliamo chiedere allo Stato la qualifica di Centro di Referenza specifico per questo settore.

Sul fronte della tutela del Made in Italy, quali sono gli obiettivi dell’Istituto per difendere le eccellenze campane?

Sono stato consulente dell’assessorato all’Agricoltura della Regione e c’è una assoluta condivisione di obiettivi con la giunta del governatore Roberto Fico. Siamo impegnati su tutto ciò che riguarda la sicurezza alimentare. Uno degli ultimi progetti riguarda la filiera del pomodoro e dei prodotti derivati. Ovviamente ci interesseremo della salmonella, abbiamo creato una task force regionale per affrontare il problema negli allevamenti ma anche sui terreni, anche perché i problemi molto spesso sono legati a irrigazioni illegali. Anche qui, sottolineo, che noi monitoriamo a filiera legale, tutto ciò che è nell’illegalità sfugge ai controlli ed è sempre a rischio. Così come non dobbiamo acquistare mitili in punti che non rispettano le norme, così non dobbiamo fidarci di produzioni su terreni non controllati. Ovviamente facciamo indagini anche sul botulismo, Soprattutto alla luce dell’emergenza esplosa la scorsa estate in Calabria.

Giuseppe Iovane (Direttore IZSM)

Giuseppe Iovane (Direttore IZSM)

Professor Iovane, quanto è centrale l’approccio “One Health” per un ente come quello che dirige?

Direi che si tratta di qualcosa di fondamentale. Il concetto di “One Health” non è più solo una teoria accademica, ma una necessità operativa. Significa riconoscere che la salute umana, quella animale e l’ecosistema sono indissolubilmente legati. Se c’è un inquinamento nel suolo della Terra dei Fuochi o una mutazione virale in una zanzara nelle paludi salernitane, l’impatto sull’uomo è solo l’ultimo anello della catena. Il nostro compito è intervenire a monte. Per questo continuaiamo ad investire in maniera massiccia nella genomica e nella bioinformatica: decodificare il Dna di un patogeno ci permette di capire da dove viene e come colpirlo prima che diventi un’epidemia. Non siamo più solo i veterinari dei bufali, ma bio-investigatori che utilizzano droni, satelliti e sequenziatori di ultima generazione per proteggere la tavola e la vita dei cittadini. La prevenzione moderna è un dialogo costante tra stalla, laboratorio e corsia d’ospedale.

Quali sono le linee guida del suo mandato da direttore dell’Istituto Zooprofilattico

Partiamo dalle malattie infettive, che sono la mia materia: continueremo ad insistere con i controlli sulla peste suina africana, e sul processo di eradicazione della brucellosi e della tubercolosi. Voglio sottolineare un numero che rappresenta la cifra del nostro impegno: solo nella sezione di Salerno, siamo in grado di effettuare 400 determinazioni al giorno per l’indagine sull’interferone gamma in animali sospetti. Ovviamente continueremo a lavorare per garantire la sicurezza alimentare dei vegetali e sul controllo di tutto ciò che proviene dal mare.L’Istituto continuerà a mantenere alta l’attenzione legata ai fenomeni derivanti dai cambiamenti climatici per seguire l’evoluzione delle malattie d’importazione. Su questo fronte abbiamo aperto un settore della virologia sulle malattie da “Arbovirus”. Come sapete, abbiamo ormai zanzare in grado di trasferire patologie infettive. Dunque, posizioniamo trappole in territori con acquitrini o acque stagnanti, catturiamo le zanzare e ne studiamo il profilo genetico per capire se ci sono mutazioni o virus pericolosi. In questo modo anticipiamo i tempi: diamo una risposta alla componente sanitaria prima che l’evento accada. Abbiamo trovato zanzare portatrici di West Nile. Quando ero studente, questa problematica si studiava come malattia esotica, e invece dal 2007 è diventata endemica. Prima avevamo casi solo a Salerno, adesso ne registriamo in tutta la Campania. A breve posizioneremo le trappole in tutta la regione per dare ai medici la possibilità di capire che una sintomatologia nervosa nell’uomo potrebbe non essere influenza, ma West Nile. Molto interessanti sono anche gli studi sugli uccelli morti che ci portano gli uffici delle Asl. E’ probabile che le zanzare infettino gli uccelli, noi li analizziamo e capiamo cosa sta per succedere nell’uomo. Ma c’è molto altro sul tavolo. Per esempio, sta prendendo piede un discorso di repressione del maltrattamento degli animali. Il mio direttore sanitario ha avviato un master di medicina forense: si svolgono esami autoptici che vanno dal piccolo animale fino alle balene di 50 tonnellate perché siamo intenzionati a comprendere e studiare le cause di morte.

La sede dell'IZSM di Portici

La sede dell’IZSM di Portici

E c’è anche una sfida cruciale:  lavorare sulla comunicazione, affinché i consumatori siano realmente informati al di là del clamore destabilizzante legato inevitabilmente ad una emergenza sanitaria.

Questo è un aspetto fondamentale della missione scientifica. I consumatori devono essere consapevoli dei rischi e dei comportamenti responsabili da tenere.  Soprattutto in condizioni emotive normali, cioè in assenza di emergenze. Noi cerchiamo di educare i giovani. Non a caso l’iniziativa delle Fattorie resta un fiore all’occhiello dell’Istituto. A prima le porte ai bambini e spieghiamo loro tutto quello che c’è da sapere sulla sicurezza alimentare e ambientale.