Lotta al falso Made in Italy: gli agricoltori campani contro le importazioni selvagge
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27 aprile 2026
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Lotta al falso Made in Italy: gli agricoltori campani contro le importazioni selvagge

La Campania in prima linea per denunciare il falso Made in Italy. Agricoltori in rivolta contro le cagliate e il pomodoro straniero che ingannano i consumatori.
Ilaria Di Paola

Scatta l’allarme per il “falso Made in Italy” al confine Brennero. Migliaia di agricoltori provenienti da ogni parte d’Italia si sono riuniti per manifestare contro le attuali norme del Codice Doganale Europeo. Tra le file dei manifestanti spicca la delegazione campana, pronta a difendere la qualità dei prodotti del Mezzogiorno. La Campania è sempre stata un’eccellenza mondiale per i prodotti lattiero-caseari e per il pomodoro.

Il fulcro della protesta è l’attuale normativa doganale, che permette a un prodotto di cambiare “nazionalità” attraverso la regola dell’ultima trasformazione sostanziale. Questo meccanismo consente a materie prime straniere di essere nazionalizzate grazie a un semplice passaggio finale di confezionamento o lavorazione. Questo alimenta il fenomeno di “Italian Sounding” tecnico che inganna i consumatori.

Il Problema 

Ogni giorno, migliaia di tonnellate di prodotti alimentari anonimi attraversano il confine. Generano non solo rischi sanitari e inganni commerciali, ma anche un danno economico devastante per le imprese agricole. Il crollo dei prezzi e dei redditi agricoli risulta ancora più insostenibile nel nostro contesto. Questa fase storica è già segnata da pesanti rincari dei costi produttivi causati dal conflitto in Iran e dai dazi.

In prima linea, il presidente della Coldiretti Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo. Inoltre sono intervenuti il presidente regionale Ettore Bellelli e il vicepresidente nazionale Gennarino Masiello.

La loro battaglia mira a ottenere una trasparenza totale attraverso l’obbligo dell’etichetta d’origine su ogni prodotto venduto in Europa. I prodotti protagonisti della battaglia sono soprattutto le cagliate e i concentrati di pomodoro. Si tratta di semilavorati industriali che, entrando in Italia, vengono trasformati in mozzarelle e sughi pronti. Sottraggono spazio e valore al vero lavoro della terra campana e italiana, apponendo il nome italiano su prodotti di scarsa qualità.

Per gli agricoltori tale riforma del codice doganale non è più rinviabile. Attualmente rappresenta l’unico scudo efficace contro un sistema che permette a prodotti stranieri di “intrufolarsi” sugli scaffali fingendo un’origine che non possiedono.

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I dati concreti

“Ne arrivano in Italia – afferma Bellelli – 150mila tonnellate, di cui il 90% proprio dal Brennero, secondo un’analisi del centro studi Divulga su dati del ministero della Salute. Sono usate come semilavorato per produrre mozzarelle e altri formaggi a pasta filata, spesso venduti successivamente come Made in Italy, intrufolati nei banchi al fianco di quelli originali. Dal valico altoatesino transita anche tra il 75 e l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane del settore agroalimentare, della logistica e del commercio. Si tratta di 1,1 milioni di tonnellate che alimentano caseifici e industrie lattiero-casearie per yogurt, formaggi e burro. Un altro prodotto della CAMPANIA minacciato dalle importazioni selvagge è il pomodoro. Quello trasformato (256mila tonnellate) consente di realizzare sughi pronti e conserve vendute all’estero come italiane”.

I prodotti colpiti sono numerosi. Si parte dai prosciutti freschi, che toccano le 560mila tonnellate. Questi semilavorati diventano spesso salumi a denominazione IGP. Tuttavia, molti disciplinari non prevedono limiti geografici per la provenienza dei maiali. Il problema, purtroppo, riguarda quasi tutti i prodotti presenti sulle tavole degli italiani.

“Dai porti arrivano i quasi 6 milioni di tonnellate, ad esempio, di grano tenero straniero – osserva Masiello – usati per fare pane e biscotti. Mentre 2,9 milioni di tonnellate di grano duro, compreso quello canadese al glifosato, finiscono nella produzione di pasta secca, simbolo della Dieta mediterranea esportata nel mondo. Le patate seguono a ruota: 857mila tonnellate di kg fresche più 337mila congelate, per un totale di 1,91 milioni, pronte per purè, fritti e piatti tradizionali. L’olio d’oliva tocca le 615mila tonnellate mentre i calamari riforniscono ristoranti e supermercati per fritture e zuppe di pesce”.