Vesuvio Oplonti, Domiziana Mazzoni «Volevo smettere e ho vinto tutto»
VOLLEY
29 aprile 2026
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Vesuvio Oplonti, Domiziana Mazzoni «Volevo smettere e ho vinto tutto»

La pallavolista si racconta a Metropolis: «Se andrò via lo farò piangendo»
Anna Santaniello

C’è un momento, nella vita di ogni atleta, in cui tutto prende forma. Per Domiziana Mazzoni quel momento non è stato un sogno d’infanzia, ma una scoperta nata quasi per caso, seguendo le orme della sorella maggiore.“Ho iniziato a giocare a undici anni perché mia sorella giocava, dovevo seguirla. Non pensavo minimamente di arrivare a questi livelli”-racconta l’atleta romana. La svolta arriva presto: “A tredici anni sono stata chiamata in uno dei settori giovanili più forti d’Italia, lì ho capito quanto mi interessava davvero”. Da quel momento è sacrificio puro con allenamenti quotidiani, doppie categorie, una mentalità vincente costruita nel tempo. Eppure, mentre tutto spinge verso l’alto, lei rallenta per scegliere meglio: “Avevo una mentalità diversa, volevo laurearmi. Sapevo che non avrei potuto fare la pallavolista per sempre”.

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A tre anni si addormentava sui tappetini della palestra, cullata dal rumore degli allenamenti della zia. Oggi, invece, è lei…

Gli studi di notte

Domiziana investe su sé stessa, cresce fuori dal campo tanto quanto dentro. Si forma in un percorso internazionale, l’atleta è madrelingua americana e si laurea ad un college americano a Roma 21 anni, costruendo una base solida per il futuro. “Ho sempre studiato, anche di notte o la mattina presto. Oggi lavoro come social media manager e riesco a conciliare tutto”. Poi arriva la caduta: “Nel 2018, dopo un infortunio al ginocchio, volevo smettere”. È il punto più fragile, quello che avrebbe potuto cambiare tutto. Ma la sua storia prende un’altra direzione: ritorna, resiste e completa i suoi obiettivi. “Avevo tre obiettivi: arrivare in A1, vincere un campionato e giocare in nazionale. Li ho raggiunti tutti”.  A Torre Annunziata trova qualcosa che non si aspettava: “All’inizio è stato un impatto duro, volevo andare via subito”. Ma le persone trasformano tutto: “Mi hanno fatta sentire a casa”. Lo spogliatoio diventa famiglia, il gruppo una forza: “Per me la squadra è fondamentale”. La vittoria ha radici profonde: “La dedico alla mia famiglia, che mi ha sempre seguito ovunque, ma anche a tutte le persone dello sport che hanno creduto in me dal giorno zero. Agli allenatori, ai dirigenti… a chi non ha mai smesso di credere. E ci tengo a nominare Ciro, uno degli allenatori più umani che abbia mai avuto”.

Vesuvio Oplonti in A, l’impresa di Torre Annunziata

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C’è un momento, nello sport, in cui la realtà supera ogni previsione e diventa racconto. È quello che sta vivendo…

Il futuro e l’addio probabile

Ora lo sguardo è avanti: “Al novanta per cento andrò via, ma sento che non è un addio… questa città mi fa fare le valigie con le lacrime”. E sul futuro non ha dubbi: “Voglio iniziare nuovi step della mia vita, guardando anche oltre lo sport”. Perché alcune vittorie non sono solo un traguardo, ma l’inizio di qualcosa di ancora più grande.