Patto tra cosche tra Somma Vesuviana e Sant’Anastasia: 21 condanne | Tutti i nomi
CAMORRA
6 Maggio 2026
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Patto tra cosche tra Somma Vesuviana e Sant’Anastasia: 21 condanne | Tutti i nomi

Racket e droga nel Vesuviano: i gruppi di Mazzarella, De Bernardo e gli Anastasio in tribunale
Andrea Ripa

Una vera e propria “holding” della camorra, capace di unire traffico di droga, estorsioni e controllo del territorio sotto un’unica regia. È questo il quadro che emerge dalla sentenza del Gup del Tribunale di Napoli che ha inflitto 21 condanne nell’ambito dell’inchiesta sull’asse criminale tra il clan Mazzarella e i gruppi dei De Bernardo e degli Anastasio, attivi tra Somma Vesuviana e Sant’Anastasia.

Un processo che ha fatto luce su un patto tra cosche capace di garantire affari milionari e un controllo capillare dell’area vesuviana. Solo un imputato assolto, Antonio Barra; per tutti gli altri, pene pesanti e, in molti casi, interdizione perpetua dai pubblici uffici. Al centro dell’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (pm Giuseppe Visone, gup Chiara Bardi), la figura del boss Michele Mazzarella, detto “‘o fenomeno”, ritenuto il regista dell’intera organizzazione. Secondo l’accusa, avrebbe continuato a impartire ordini anche dal carcere, mantenendo saldo il controllo su una rete criminale articolata in due principali gruppi operativi.

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Da un lato il clan De Bernardo, radicato a Somma Vesuviana e cuore del traffico di stupefacenti; dall’altro il gruppo Anastasio, attivo a Sant’Anastasia e specializzato nelle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti locali. Due articolazioni distinte ma complementari, unite da un unico disegno criminale. Le indagini, supportate da intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno documentato un sistema rodato.

Il traffico di droga aveva il suo epicentro nel Parco Fiordaliso di via San Sossio, dove venivano smerciate cocaina, crack, marijuana e hashish. Parallelamente, il racket colpiva aziende locali, in particolare nei settori delle energie rinnovabili, autonoleggio e onoranze funebri. Secondo gli inquirenti, il punto di forza dell’organizzazione era un accordo tra cosche: una vera e propria “alleanza delle piazze di spaccio” che imponeva ai pusher dell’area di rifornirsi esclusivamente dal circuito legato al clan Mazzarella.

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Le condanne

Il conto presentato dal Gup è pesante e fotografa i diversi livelli di responsabilità all’interno dell’organizzazione. Le pene più alte colpiscono i vertici e le figure ritenute centrali nel sistema: 19 anni a Rosario De Bernardo, 18 anni a Fabio Annunziata e 18 anni e 6 mesi a Salvatore Di Caprio, indicati come tra i principali riferimenti dell’alleanza criminale. A Carmela Miranda sono stati inflitti 18 anni e 4 mesi, mentre Clemente Correale è stato condannato a oltre 15 anni.

Subito sotto, nella scala delle responsabilità, si collocano le condanne a 11 anni per Salvatore Esposito e a oltre 10 anni per Carmine Martiniello, ritenuti parte attiva nel funzionamento dell’organizzazione. Pene rilevanti anche per Rosa Bova e Fabio Civita, entrambi a 9 anni e 6 mesi, e per Raffaele Anastasio, condannato a 9 anni.

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Per Enzo Cuozzo il giudice ha rideterminato la pena in 8 anni nell’ambito della continuazione con precedenti condanne, mentre Clemente Di Cicco ha ricevuto 7 anni e 6 mesi. Seguono le condanne a 6 anni e 10 mesi per Francesco Scurti e a 6 anni e 6 mesi per Antonio Baia e Roberto De Bernardo. Sei anni di reclusione per Ferdinando Buonocore e Salvatore Lanzone, mentre la posizione di Michele Mazzarella – già condannato in altri procedimenti – è stata valutata in continuazione con una pena fissata in 6 anni. Più contenute, ma comunque significative, le condanne per Luigi Ciliberti (4 anni e 8 mesi), Antonio Menna (4 anni) e Alessandro Lanzone (3 anni e 4 mesi).

A queste pene si aggiungono multe, misure di sicurezza – tra cui tre anni di libertà vigilata per diversi imputati – e la confisca dei beni sequestrati. La sentenza rappresenta un duro colpo a un sistema criminale. La holding aveva saputo integrare traffici illeciti diversi sotto una regia comune. Consolidando un controllo capillare del territorio vesuviano.

I 21 condannati

19 anni a Rosario De Bernardo

18 anni a Fabio Annunziata

18 anni e 6 mesi a Salvatore Di Caprio

18 anni e 4 mesi a Carmela Miranda

15 anni, 4 mesi e 20 giorni a Clemente Correale

11 anni a Salvatore Esposito

10 anni e 4 mesi a Carmine Martiniello

9 anni e 6 mesi a Rosa Bova

9 anni e 6 mesi a Fabio Civita

9 anni a Raffaele Anastasio

8 anni (pena rideterminata) a Enzo Cuozzo

7 anni e 6 mesi a Clemente Di Cicco

6 anni e 10 mesi a Francesco Scurti

6 anni e 6 mesi a Antonio Baia

6 anni e 6 mesi a Roberto De Bernardo

6 anni a Ferdinando Buonocore

6 anni a Salvatore Lanzone

6 anni (in continuazione) a Michele Mazzarella

4 anni e 8 mesi a Luigi Ciliberti

4 anni a Antonio Menna

3 anni e 4 mesi a Alessandro Lanzone