Scoppia il caso delle «barelle noleggiate» all'Ospedale del Mare di Napoli
Barelle noleggiate da privati davanti all'ingresso del pronto soccorso dell'Ospedale del Mare di Napoli. E' il caso scoppiato nelle ultime…
Nei Pronto Soccorso italiani l’emergenza non è più episodica: è diventata sistema. Solo l’11% delle strutture dichiara di avere organici medici adeguati, mentre l’89% lavora in condizioni di sottorganico, tamponando le carenze con medici gettonisti, contratti libero-professionali e soluzioni temporanee. È il quadro duro che emerge dall’indagine istantanea presentata dalla Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza durante il XIV Congresso nazionale in corso a Napoli per i 25 anni della società scientifica.
La fotografia scattata il 5 maggio 2026 su un campione di Pronto Soccorso italiani — pari a circa 3 milioni di accessi registrati nel 2025 — racconta una sanità di frontiera sempre più sotto pressione. E il dato più drammatico riguarda il boarding: il 70% dei Pronto Soccorso segnala ogni giorno pazienti costretti ad attendere su barelle per mancanza di posti letto nei reparti, con un’attesa media di 23 ore. Quasi un’intera giornata trascorsa nei corridoi dell’emergenza, senza ricovero, senza privacy, spesso senza condizioni assistenziali adeguate. Solo il 30% delle strutture dichiara di non vivere quotidianamente questa situazione.
Scoppia il caso delle «barelle noleggiate» all'Ospedale del Mare di Napoli
Barelle noleggiate da privati davanti all'ingresso del pronto soccorso dell'Ospedale del Mare di Napoli. E' il caso scoppiato nelle ultime…
“Il gettonista non può essere la normalità”
A preoccupare è soprattutto la trasformazione delle soluzioni emergenziali in modelli strutturali. Il ricorso ai cosiddetti “gettonisti” — medici assunti a chiamata con compensi elevati e contratti flessibili — continua a crescere. Ma per Simeu il sistema ha ormai superato il limite.
“Il fenomeno dei gettonisti non è più accettabile come modello strutturale”, afferma il presidente Simeu Alessandro Riccardi. “La scelta nasce come soluzione flessibile e talvolta economicamente vantaggiosa per garantire la copertura dei servizi, ma si afferma soprattutto dove mancano alternative stabili nel sistema pubblico. Quando invece esistono condizioni organizzate e attrattive, il ricorso a queste figure tende a ridursi”. Dietro queste parole c’è una realtà che i medici dell’emergenza denunciano da anni: turni massacranti, aggressioni sempre più frequenti, burnout, difficoltà di carriera e stipendi ritenuti insufficienti rispetto al livello di responsabilità. Il risultato è una fuga progressiva dal settore dell’urgenza-emergenza, mentre gli ospedali rincorrono soluzioni tampone per garantire i turni.
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Accessi in aumento, sistema sempre più fragile
L’indagine evidenzia anche un ulteriore incremento della pressione sugli ospedali: gli accessi ai Pronto Soccorso sono aumentati del 3% rispetto al 2024 e di oltre il 6% rispetto al 2023. Numeri che confermano come la domanda di assistenza continui a crescere mentre la capacità di risposta del sistema resta ferma — o arretra.
Il paradosso è evidente: il Pronto Soccorso continua a essere il presidio che assorbe tutte le fragilità della sanità territoriale, dalla carenza di medici di famiglia alle liste d’attesa interminabili, fino alla scarsità di posti letto ospedalieri. Così il luogo deputato all’emergenza si trasforma sempre più spesso in un imbuto permanente.
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La denuncia: “Così si mette a rischio il sistema pubblico”
La Simeu parla apertamente di un equilibrio ormai precario. La carenza di personale stabile, il ricorso crescente a contratti temporanei e il sovraffollamento cronico rischiano di compromettere non solo la qualità dell’assistenza, ma la tenuta stessa del servizio sanitario pubblico.
Dietro le percentuali ci sono medici costretti a coprire turni impossibili e pazienti che attendono ore — talvolta giorni — prima di ottenere un ricovero. Un’emergenza silenziosa che non esplode in un solo momento, ma si consuma quotidianamente nei corridoi degli ospedali italiani. E mentre la politica continua a discutere di riforme, nei Pronto Soccorso la crisi è già presente. Ogni giorno. Ogni notte. Su ogni barella.