Summit del clan Cesarano in un bar di Scafati: assolti i gestori
LA SENTENZA
11 maggio 2026
LA SENTENZA

Summit del clan Cesarano in un bar di Scafati: assolti i gestori

Assoluzione piena e definitiva per Giuseppina Falanga e Luigi Falanga nel processo relativo alla gestione del “Kimera Cafè”, attività situata tra Pompei e Scafati finita negli anni al centro di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia collegata al clan Cesarano, cosca attiva nel rione di Ponte Persica a Castellammare di Stabia
Michele De Feo

Assoluzione piena e definitiva per Giuseppina Falanga e Luigi Falanga nel processo relativo alla gestione del “Kimera Cafè”, attività situata tra Pompei e Scafati finita negli anni al centro di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia collegata al clan Cesarano, cosca attiva nel rione di Ponte Persica a Castellammare di Stabia. La Corte di Cassazione ha infatti annullato senza rinvio le condanne pronunciate nei precedenti gradi di giudizio, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Massimo Autieri.

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I due fratelli erano imputati, insieme al padre Aniello Falanga (esattore del clan Cesarano), per il reato di intestazione fittizia di beni aggravata dall’agevolazione mafiosa. Secondo l’accusa, il passaggio delle quote e della gestione del Kimera Cafè sarebbe stato effettuato per sottrarre il patrimonio aziendale a possibili misure di prevenzione patrimoniali e per favorire indirettamente il clan Cesarano.

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In particolare, agli imputati veniva contestato di aver assunto formalmente ruoli societari e gestionali che, secondo la procura, avrebbero celato la reale disponibilità dell’attività commerciale. Nel ricorso per Cassazione, però, la difesa ha contestato duramente la ricostruzione operata dalla Corte d’Appello di Napoli, sostenendo l’assenza di elementi concreti in grado di dimostrare sia la consapevolezza dei due fratelli rispetto a eventuali finalità elusive, sia il loro coinvolgimento in dinamiche riconducibili alla criminalità organizzata.

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Uno dei passaggi centrali del ricorso riguarda proprio la posizione personale di Giuseppina e Luigi Falanga. L’avvocato Autieri ha evidenziato come i due vivessero da anni lontani dal padre Aniello Falanga e fossero completamente estranei ai suoi ambienti e alle sue vicende giudiziarie. Secondo la difesa, non esisteva alcuna prova che i fratelli fossero a conoscenza di eventuali attività illecite o di possibili procedimenti di prevenzione patrimoniale a carico del padre. Determinante sarebbe stato anche il richiamo alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Spinelli, considerato dalla stessa accusa una fonte decisiva del processo.

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Spinelli, infatti, aveva riferito che gli incontri legati ad attività criminali avvenivano in una stanza riservata del locale e alla presenza di altri soggetti, senza mai coinvolgere o citare Luigi e Giuseppina Falanga. Un elemento che, secondo la difesa, dimostrava l’assenza di qualsiasi partecipazione consapevole dei due fratelli. La Suprema Corte ha quindi accolto le tesi difensive annullando senza rinvio le condanne, formula che equivale a un’assoluzione definitiva. Una decisione che chiude il procedimento nei confronti dei due fratelli, riconoscendone l’estraneità rispetto alle accuse contestate nei precedenti gradi di giudizio.