Somma Vesuviana, Fiom: cresce la sfiducia tra i lavoratori Dema
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12 maggio 2026
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Somma Vesuviana, Fiom: cresce la sfiducia tra i lavoratori Dema

Un questionario tra i lavoratori dello stabilimento di Somma Vesuviana segna,a insoddisfazione e incertezza sul rilancio industriale.
Rita Inflorato

A un anno dall’acquisizione di Dema da parte del gruppo Adler emergono forti segnali di sfiducia tra i lavoratori dello stabilimento di Somma Vesuviana. È quanto riportano la Fiom Cgil di Napoli.

Secondo il sindacato, i risultati di un questionario anonimo interno evidenziano una diffusa preoccupazione per il futuro aziendale. Hanno risposto 138 dipendenti su 189 complessivi.

Il questionario tra i lavoratori

L’indagine è stata promossa da un gruppo di lavoratori. Non si tratta di un sondaggio sindacale diretto, precisano dalla Fiom. Il questionario è composto da cinque domande. Tre di queste riguardano le valutazioni sulla nuova gestione industriale.

 
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Dalle risposte emerge un quadro critico. I lavoratori esprimono sfiducia e incertezza sulle azioni messe in campo per il rilancio del gruppo. Il quadro occupazionaleSecondo quanto riferito dal sindacato, negli ultimi 14 mesi 54 lavoratori avrebbero lasciato lo stabilimento. Avrebbero accettato offerte di impiego in altre aziende.Un dato che, secondo la Fiom, conferma il clima di instabilità percepito all’interno del sito produttivo.

Si segnala anche un’alta adesione allo sciopero del 6 maggio, proclamato dalla sola Fiom in concomitanza con la Giornata del made in Italy.

La posizione del sindacato

Per il segretario generale Fiom Napoli Mauro Cristiani e per Andrea Morisco della segreteria provinciale, il quadro è preoccupante. Il sindacato parla di «senso diffuso di precarietà» tra i lavoratori e chiede un intervento istituzionale.

L’appello al Ministero

La Fiom sollecita il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a intervenire. L’obiettivo è convocare un tavolo tra le parti e monitorare il piano industriale del gruppo Adler. Secondo il sindacato, il progetto di rilancio è stato giudicato troppo rapidamente come risolutivo della storica vertenza.

In fabbrica, però, resta l’incertezza. E cresce la sensazione di un futuro ancora tutto da definire per lo stabilimento e per i suoi lavoratori.