Torre del Greco. I marittimi in marcia a Roma
Non è più tempo di carte bollate, tavoli tecnici infruttuosi o silenzi istituzionali. Il settore marittimo italiano, cuore pulsante dell’economia nazionale ma spesso dimenticato dalle cronache politiche, ha deciso di incrociare le braccia e portare la propria voce direttamente nel cuore della Capitale. Il prossimo giovedì 21 maggio 2026, una delegazione di lavoratori, guidata dal sindacato ORSA Marittimi e proveniente in gran parte dallo storico comparto di Torre del Greco, presidierà il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il provvedimento contestato
L’obiettivo è chiaro: fermare il Disegno di Legge “Valorizzazione della Risorsa Mare”, un provvedimento che, secondo i lavoratori e i loro rappresentanti, nasconde dietro un titolo altisonante una realtà fatta di tagli, precarietà e smantellamento dei diritti fondamentali. A guidare la protesta politica al fianco dei lavoratori è la senatrice Marinella Pacifico, che da tempo ha sposato la causa dei marittimi. Le sue parole descrivono un quadro desolante, dove l’indifferenza della politica attraversa in modo trasversale sia la maggioranza che l’opposizione.
La battaglia sindacale
«Siamo di fronte alla disperazione pura», attacca la senatrice. «Da anni il sindacato ORSA denuncia una precarietà che definire cronica è un eufemismo. Parliamo di uomini e donne che firmano contratti a termine da oltre vent’anni. È un’umiliazione professionale inaccettabile per chi garantisce i collegamenti e i commerci del nostro Paese affrontando turni massacranti e un’usura fisica e psicologica che non viene riconosciuta». Il punto nodale della protesta riguarda l’assistenza sanitaria, giudicata totalmente carente sia durante i lunghi mesi di imbarco che nei periodi a terra, lasciando i lavoratori in una sorta di “limbo” burocratico e assistenziale.
L’accusa alle compagnie di navigazione
Il segretario generale di ORSA Marittimi, Gennaro Bottiglieri, punta il dito contro le strategie delle grandi compagnie di navigazione. Secondo il sindacato, si sta assistendo a uno sfruttamento sistematico di personale extracomunitario residente in Italia, utilizzato non come risorsa di integrazione, ma come strumento per aggirare l’obbligo di stabilizzazione dei lavoratori italiani. Questo meccanismo di “sostituzione” permetterebbe alle società di navigazione di abbattere i costi del lavoro, proponendo contratti meno onerosi e riducendo drasticamente le tutele, a discapito della dignità occupazionale dei marittimi locali.
Il colpo di grazia
A peggiorare il clima, si aggiungono le recenti modifiche al Registro Internazionale, l’introduzione di nuovi regimi fiscali penalizzanti e l’imposizione di badge per il controllo presenze a bordo, percepito come un ulteriore strumento di controllo coercitivo in un ambiente già estremo. Il DDL “Valorizzazione della Risorsa Mare” è visto dai lavoratori come il colpo di grazia. Invece di investire sulla sicurezza, sul turnover generazionale e sulla tutela del lavoro italiano, la norma sembrerebbe favorire la flessibilità estrema.
L’attacco al Governo
«Il Governo e il Ministero del Lavoro non possono più voltarsi dall’altra parte», conclude la senatrice Pacifico. «Il 21 maggio saremo sotto le finestre del Ministero non per una semplice sfilata, ma per pretendere un confronto serio. La dignità dei lavoratori marittimi non è una merce di scambio e non è negoziabile». La mobilitazione di giovedì si preannuncia come un momento di rottura: o si riapre il dialogo per una riforma che metta al centro l’uomo e la sua salute, o il mare italiano rischia di svuotarsi delle sue competenze storiche, lasciando spazio a un declino sociale irreversibile.

