Mani sugli appalti, chiuso il processo ai D’Alessandro: la «mafia di Castellammare»
CAMORRA
19 maggio 2026
CAMORRA

Mani sugli appalti, chiuso il processo ai D’Alessandro: la «mafia di Castellammare»

Alla sbarra quattro boss dei D’Alessandro e i fedelissimi L’Antimafia ha chiesto condanne per un secolo di carcere
Michele De Feo

Mani sugli appalti, infiltrazioni della camorra nel Comune di Castellammare e nell’Asl Napoli 3 sud, pizzo a «tappeto» ai commercianti e alle imprese edili, minacce di morte anche a un magistrato, detenzione di armi, agguati mortali pianificati e traffico di droga: chiuso il processo ai boss e ai fedelissimi del clan D’Alessandro. Ieri mattina è terminato la fase dibattimentale del procedimento che si sta tenendo con il rito abbreviato di fronte al gup Francesco Guerra e che vede alla sbarra i fratelli Pasquale e Vincenzo D’Alessandro, il cugino Giovanni, Paolo Carolei, Michele Abbruzzese, Giuseppe Oscurato, Massimo Mirano, Antonio Salvato, Biagio Maiello e Catello Iaccarino.

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L’udienza per la sola pronuncia della sentenza è stata fissata per l’inizio di giugno. Nel corso della requisitoria il pm Francesco De Falcon ha sottolineato come la cosca sin dagli anni ‘80 sia stata capace di prendere in mano tutti gli affari criminali dell’area stabiese riuscendo nel corso dei decenni – sopravvivendo anche a faide sanguinose – ad infiltrarsi nell’economia legale e nel tessuto sociale stabiese sino ad avere contatti con la politica.

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Il potere del clan-sarebbe stato tramandato seguendo una linea di sangue precisa partita dallo storico fondatore della cosca, il padrino defunto, Michele D’Alessandro, e arrivata ai figli. Prima a Vincenzo – il terzo genito – e poi al suo ritorno in libertà, a Pasquale. L’Antimafia ha chiesto la condanna a 14 anni di cella per il boss Pasquale D’Alessandro, 12 per il fratello Vincenzo e Paolo Carolei. I tre pregiudicati sono accusati di essere stati i reggenti dell’organizzazione criminale.

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Tra gli atti desecretati dell’ultima inchiesta dell’Antimafia sul clan D’Alessandro emerge una sola traccia, ma di quelle che gli investigatori…

La Dda ha chiesto la condanna a 14 anni per Giovanni D’Alessandro, colonnello della cosca, a 13 anni e 4 mesi per Michele Abbruzzese, cassiere del clan, a 16 anni per Antonio Salvato, esattore, 12 anni e 8 mesi per  Massimo Mirano, narcos del rione Cicerone, 12 anni per Giuseppe Oscurato, braccio destro di Vincenzo D’Alessandro, e 8 anni per Biagio Maiello, autista di Pasquale D’Alessandro. L’Antimafia ha chiesto la condanna a 10 anni di cella per Catello Iaccarino, incensurato, l’unico tra gli imputati a cui non è contestata l’associazione a delinquere.

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Imprenditori pestati su ordine della cupola di Scanzano: a processo il boss Vincenzo D’Alessandro e i suoi fedelissimi. Si è…

L’uomo per la Dda avrebbe partecipato ad un’estorsione facendo passare attraverso il suo conto corrente i soldi richiesti dalla camorra ad un imprenditore. Accusa che l’uomo ha respinto in aula. Il processo è stato messo in piedi dall’ultima inchiesta della Dda di Napoli- pm Giuseppe Cimmarotta – che lo scorso novembre portò all’arresto degli imputati.

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Eludere le normative per ottenere le licenze dallo Stato e soffiate sui controlli nelle attività dove venivano installate le slot…

Un’indagine condotta dal Sisco di Napoli e che ha ricostruito le dinamiche e gli affari della cosca di Scanzano tra il 2022 e il 2025. A reggere l’organizzazione criminale erano in quegli anni, secondo l’accusa, Pasquale D’Alessandro, primo figlio del padrino defunto Michele, coadiuvato dal fratello, Vincenzo, poi arrestato nel maggio del 2024 con l’accusa di essere il mandante di quattro omicidi commessi nel 2009, tra cui quello dell’ex consigliere comunale del Pd Gino Tommasino. Sotto di loro, agivano Paolo Carolei e Giovanni D’Alessandro.

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«La poesia è lo spazio dove posso essere ciò che desidero». Si legge anche questo verso tra le trenta composizioni…

Nel corso dell’inchiesta sono emersi diversi rapporti opachi tra la classe imprenditoriale e i boss, e diversi tentativi di infiltrazioni negli appalti dell’Asl e del Comune (entrambi gli enti sono costituiti parte civile al processo). L’indagine è partita dal ritorno in libertà di Pasquale D’Alessando dopo una lunga detenzione al 41bis. Da quanto emerso il boss, riunendo i suoi fedelissimi avrebbe ripreso immediatamente in mano le redini del clan.

 

 

 

Tutte accuse che il collegio difensivo composto dagli avvocati Antonio de Martino, Renato D’Antuono, Mariano Morelli, Raffale Chiummariello, Francesco Schettino, Francesco Romano, ha provato a smontare nel corso delle loro discussioni difensive.