ESCLUSIVA M+| Affari in Sardegna: patto tra i D’Alessandro e il sicario di «Cosa Nostra»
CAMORRA
19 aprile 2026
CAMORRA

ESCLUSIVA M+| Affari in Sardegna: patto tra i D’Alessandro e il sicario di «Cosa Nostra»

I soldi di droga e pizzo ripuliti in attività lecite in tutta Italia La videochat tra il boss D’Alessandro e un sicario di «Cosa nostra»
Michele De Feo

Tra gli atti desecretati dell’ultima inchiesta dell’Antimafia sul clan D’Alessandro emerge una sola traccia, ma di quelle che gli investigatori stanno seguendo da tempo. Nelle stanze della Procura di Napoli, da anni si sta tentando di ricostruire la rete di riciclaggio che consentirebbe alla “multinazionale del crimine” con roccaforte nei vicoli del rione Scanzano di Castellammare di Stabia, di ripulire i flussi di denaro provenienti da estorsioni e traffico di droga.

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Ora però spunta un elemento in più. Negli atti d’indagine compare una videochiamata tra il boss Vincenzo D’Alessandro e un killer di Cosa Nostra, la mafia siciliana, da anni residente a Nuoro, dove “Enzuccio”, prima dell’arresto, viveva in regime di libertà vigilata. Nell’informativa redatta dagli agenti del Sisco di Napoli il contenuto del colloquio risulta ancora omissato, ma gli investigatori ne sottolineano l’“alto valore investigativo”.

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Durante la conversazione, infatti, D’Alessandro avrebbe illustrato al sicario siciliano l’intenzione di avviare nuove iniziative economiche in Sardegna, intestandole a prestanome per eludere eventuali sequestri dell’autorità giudiziaria.Sui contenuti della videochiamata sono ancora in corso verifiche e riscontri, così come su decine di intercettazioni telefoniche che delineano i contorni di un impero economico costruito dai D’Alessandro nell’arco degli ultimi cinquant’anni.

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Secondo quanto emerge dall’ultima inchiesta della Dda, Vincenzo D’Alessandro avrebbe inoltre manifestato l’intenzione di investire nei settori alimentare e delle poste private. Dalle attività investigative emergono anche rapporti e interessi all’estero, in particolare in Germania e Romania.

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Nel corso di una trattativa con il clan Di Lauro di Secondigliano, storicamente alleato dei D’Alessandro, per l’apertura di un’attività di noleggio di auto di lusso insieme a una cordata di imprenditori genovesi — poi naufragata — sarebbe emerso il nome di un broker milanese incaricato di curare gli interessi del sodalizio criminale in Germania, dove, secondo la Direzione Investigativa Antimafia, sarebbe attiva una cellula del clan stabiese. Tra i settori storicamente controllati dai D’Alessandro figura anche quello delle scommesse, gestito in particolare dalla famiglia Oscurato, da sempre legata ai D’Alessandro.

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Il boss irriducibile Vincenzo D’Alessandro è pronto a rompere il silenzio 17 anni dopo l’omicidio di Gino Tommasino, il delitto…

Proprio questo business, secondo alcuni collaboratori di giustizia, avrebbe favorito già negli anni ’90 i primi contatti con Cosa Nostra. Nell’ultima inchiesta emergono inoltre i rapporti tra il boss Pasquale D’Alessandro — fratello maggiore di Vincenzo — e una cordata di imprenditori stabiesi attivi in Romania nel settore della movida e dell’edilizia. Gli stessi interessi che il clan avrebbe sviluppato anche in Italia, in particolare in Emilia-Romagna.

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Sul piano criminale, l’ultima inchiesta dell’Antimafia ha confermato i legami ormai consolidati con alcune ’ndrine calabresi e con il clan dei Casalesi, con i quali il gruppo stabiese avrebbe condiviso alcuni affari legati al traffico di cocaina. Attualmente sia Pasquale che Vincenzo D’Alessandro sono detenuti. Il primo è stato arrestato lo scorso novembre e rischia una condanna a 18 anni di reclusione. Vincenzo, invece, è recluso al regime del 41 bis nel carcere di Opera, a Milano: ha già incassato una condanna a 18 anni, e rischia l’ergastolo in un processo in cui è accusato di essere il mandante di quattro omicidi di camorra commessi tra il 2008 e il 2009.