Marco Carusone, l’imprenditore che non si è piegato alla camorra
NO ALLA CAMORRA
19 maggio 2026
NO ALLA CAMORRA

Marco Carusone, l’imprenditore che non si è piegato alla camorra

La denuncia dell'imprenditore che ha fatto arrestare e condannate un esponente del clan di Secondigliano
Andrea Ripa

Ha scelto di non piegarsi al racket e di denunciare il boss che pretendeva soldi per “i carcerati del clan”. Una decisione coraggiosa che ha portato all’arresto e alla condanna di Paolo De Lucia, storico esponente della camorra di Secondigliano. Protagonista della vicenda è Marco Carusone, architetto e titolare di un’azienda edile, che nel novembre 2024 stava lavorando in un cantiere nel quartiere di Napoli, nella zona di Secondigliano.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, uno degli operai dell’impresa venne avvicinato proprio da De Lucia, classe 1965, ritenuto vicino al clan Vannella Grassi e legato ai cosiddetti “girati” del clan Di Lauro. “Voglio denaro per i carcerati, altrimenti non lavorate. Qui a Secondigliano funziona così, chiedete in giro, sono Paoluccio della Vannella”, avrebbe detto il boss durante l’intimidazione.

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Parole che non hanno fermato l’imprenditore. Carusone ha deciso di rivolgersi immediatamente alla Polizia di Stato denunciando tutto alla Squadra Mobile di Napoli. Le successive indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia hanno consentito di raccogliere riscontri ritenuti decisivi dagli inquirenti, tra cui anche immagini che documentavano la presenza dell’imputato nei pressi del cantiere.Nel novembre 2025 è arrivata la sentenza firmata dal gup Nicoletta Campanaro, al termine dell’inchiesta condotta dal pm Lucio Giugliano. Nelle motivazioni il giudice sottolinea come De Lucia avesse “reso palese la finalità perseguita di agevolare il clan”, chiedendo denaro destinato “al sostentamento degli affiliati e delle famiglie dei detenuti”.

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Determinante nel processo anche la costituzione di parte civile dell’imprenditore, assistito dall’avvocato Giuseppe Alesci, e del FAI Antiracket Secondigliano. Per Paolo De Lucia, zio di Ugo De Lucia e già coinvolto nelle vicende legate all’omicidio di Gelsomina Verde, è arrivata la condanna a cinque anni di reclusione per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Una storia che riporta al centro il valore delle denunce contro il racket in uno dei territori storicamente più difficili della periferia nord di Napoli.