Vertice in prefettura sui beni confiscati, piano da 9 milioni per Poggiomarino e Pomigliano
Nuovi investimenti per restituire alla collettività i beni confiscati alla criminalità organizzata e trasformarli in luoghi di inclusione sociale, legalità…
Per gli ispettori anticamorra fu il «pactum sceleris», frutto del condizionamento della camorra che aveva ormai messo le mani sul Comune. Sulla variante al piano regolatore per l’insediamento di un impianto agricolo alla periferia di Poggiomarino, già fortemente contestata dalle forze di opposizione nel 2021, oggi i commissari provano a scrivere una pagina di legalità dopo le ombre del passato. Gli atti, già approvati dal consiglio comunale cinque anni fa, sono stati revocati dalla commissione straordinaria in forza al municipio di piazza De Marinis fino al prossimo anno. Si tratta di una svolta decisiva dopo mesi di analisi della documentazione di una delle vicende maggiormente contestate del mandato legato all’amministrazione Falanga, sciolta per infiltrazioni mafiose pochi mesi dopo gli arresti dei vertici della giunta. La delibera che dispone la revoce della delibera del consiglio comunale numero 10 del 2012 è la 17 del 12 maggio 2026. Al di là della questione dell’atto formale, è il contenuto della delibera che è destinato a scuotere la comunità. Nel documento, infatti, la Commissione Straordinaria parla apertamente di un procedimento urbanistico segnato da “grave compromissione dei principi costituzionali di legalità, buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa” e definisce l’approvazione della variante come il risultato di un vero e proprio “pactum sceleris” con la criminalità organizzata.
Le pressioni criminali. Secondo quanto riportato nella lunga relazione istruttoria, gli accertamenti avrebbero fatto emergere un quadro di “determinante ingerenza” della criminalità organizzata sull’iter amministrativo che portò all’approvazione della variante urbanistica. La Commissione richiama le risultanze della relazione prefettizia e della Commissione d’accesso che portarono allo scioglimento del Comune. In particolare, viene ricostruita una presunta pressione esercitata su amministratori e organi politici per accelerare l’approvazione del progetto. Il documento cita intercettazioni, incontri, pressioni sugli amministratori e perfino un accordo illecito che avrebbe previsto il pagamento di 65mila euro e una percentuale futura sui lavori del nuovo impianto. Passaggi che la Commissione considera sufficienti a dimostrare come l’approvazione della variante non fosse frutto di una libera scelta amministrativa ma di un sistema alterato dal condizionamento criminale.
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Le criticità. Non solo il fronte antimafia. La delibera affonda anche sul piano tecnico-urbanistico. Secondo la relazione del funzionario sovraordinato all’Area Tecnica, il Comune avrebbe utilizzato in modo improprio la procedura semplificata prevista dall’articolo 8 del DPR 160/2010. In sostanza, per procedere con la variante speciale sarebbe stato necessario dimostrare l’assenza o l’insufficienza assoluta di aree produttive disponibili sul territorio comunale. Circostanza che, secondo la Commissione, non sarebbe mai stata provata. Anzi, nel Piano regolatore risultavano già previste aree industriali utilizzabili, anche se non immediatamente infrastrutturate. La relazione mette inoltre sotto accusa l’enorme incremento volumetrico autorizzato: dal vecchio impianto di poco più di mille metri quadrati si sarebbe passati a un nuovo capannone da oltre 5.400 metri quadrati, con una volumetria quasi dieci volte superiore. Una trasformazione che, secondo i tecnici, avrebbe finito per alterare in modo sostanziale l’equilibrio urbanistico previsto dal PRG.
Il caso della consigliera comunale. Nel provvedimento emerge anche un altro elemento destinato a fare discutere: la partecipazione al voto di una consigliera comunale che, secondo la Commissione, avrebbe dovuto astenersi per rapporti di affinità entro il quarto grado con soggetti coinvolti nella vicenda. Per la commissione quella partecipazione avrebbe reso illegittima la stessa delibera approvata dal consiglio comunale. Tutte ragioni che hanno spinto la commissione straordinaria — composta da Gabriella D’Orso, Vincenzo Chietti e Teresa Lanzeri — a disporre la revoca della variante e la revoca di tutti i permessi rilasciati. Un azzeramento totale con l’obiettivo di «ripristinare la legalità» e recidere ogni possibile effetto del sistema di condizionamento sull’azione amministrativa di Poggiomarino.