Inchiesta Gettonopoli, i politici di Torre Annunziata nel mirino della procura
Terremoto politico a Torre Annunziata, perquisizioni della guardia di finanza a casa dei politici. Ci sarebbero diversi esponenti, anche dell'amministrazione,…
Il confine sottile tra l’orgoglio istituzionale e la sfrontatezza politica è stato clamorosamente valicato nel giro di poche ore a Torre Annunziata, dando vita a un cortocircuito che trasforma un documento di fiera indignazione in carta straccia, superato dalla realtà dei fatti.
Il copione originario, studiato davanti a un caffè, doveva servire a innescare una sorta di sollevazione popolare o, quantomeno, a costruire un solido alibi morale di fronte all’opinione pubblica: una lunga e accorata lettera sarebbe stata indirizzata nelle prossime ore ai Ministri dell’Interno e della Giustizia, al Prefetto di Napoli e alla Commissione Parlamentare Antimafia.
A firmarla sarebbero stati i consiglieri comunali rimasti in trincea dopo le dimissioni del sindaco e di cinque loro colleghi, tutti uniti nel tentativo di denunciare il peso insostenibile delle parole pronunciate il 5 maggio scorso dal Procuratore della Repubblica a Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso.
Nel testo, i consiglieri lamentano con toni accesi di essere finiti sotto la cappa di un sospetto generale e di aver subito una delegittimazione democratica preventiva, avvenuta senza un voto e senza alcun accertamento giudiziario definitivo. L’amministrazione si scaglia contro quella che definisce una “responsabilità genealogica”.
Si chiedono, i consiglieri, perché i cognomi e le biografie familiari a Torre Annunziata debbano trasformarsi in un indizio di colpa. Arrivano persino a impartire lezioni di diritto costituzionale, mettendo in guardia i ministeri dai rischi che si corrono quando i confini tra i poteri dello Stato si fanno indistinti.
Proprio nella mattinata in cui quella missiva doveva essere firmata e spedita ai vertici dello Stato, la Procura ha battuto un colpo definitivo, demolendo la narrazione vittimistica del complotto istituzionale con le notifiche delle indagini sui rimborsi per la partecipazione alle commissioni consiliari, un’inchiesta che vede coinvolti direttamente due consiglieri comunali del Partito Democratico.
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Una vera e propria “Rimborsopoli” che Metropolis aveva già segnalato un anno fa.Davanti alle accuse (tutte da discutere nella fase processuale), l’intera impalcatura difensiva dei consiglieri si sgonfia, confermando la fragilità di un’azione strategica di difesa. Come appare oggi, ancora più di ieri, la difesa d’ufficio in piazza per un’amministrazione che, indagini alla mano, fa acqua da tutte le parti a conferma del severo giudizio di malgoverno espresso dal Procuratore Fragliasso durante la cerimonia di abbattimento di Palazzo Fienga.
Alla fine, i consiglieri di Torre Annunziata ottengono proprio quello che avrebbero chiesto al governo, ossia la valutazione dei fatti e le responsabilità. Davanti alle accuse (e forse non saranno le ultime), la fiera difesa della democrazia contro le ipotetiche persecuzioni si è trasformata in una imbarazzante figuraccia politica.