Da Sarno alla Croazia: gli affari del clan gestiti dal boss in carcere
L'INCHIESTA
25 maggio 2026
L'INCHIESTA

Da Sarno alla Croazia: gli affari del clan gestiti dal boss in carcere

Smantellata l'organizzazione criminale radicata nell'agro nocerino-sarnese: 23 arresti tra la Campania e la Croazia su podine del gip del tribunale di Salerno
Andrea Ripa

Un’organizzazione criminale radicata nell’Agro nocerino-sarnese, capace di gestire traffici internazionali di droga e armi, imporre estorsioni agli imprenditori e impartire ordini direttamente dal carcere. È il quadro emerso dalla maxi operazione della Polizia di Stato coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, che ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari tra Campania e Croazia. L’ordinanza, firmata dal gip del Tribunale di Salerno, ha disposto 19 arresti in carcere e 4 ai domiciliari nei confronti di soggetti accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione, introduzione illegale di armi da guerra, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e utilizzo illecito di dispositivi di comunicazione da parte di detenuti. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso.

L’inchiesta, condotta dagli investigatori della Sisco di Salerno e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha avuto una dimensione internazionale grazie alla collaborazione tra la Dda salernitana e la Procura speciale croata Uskok, con il supporto della Direzione Nazionale Antimafia e il coordinamento di Eurojust. Al centro delle indagini un sodalizio criminale operativo principalmente nelle piazze di spaccio di Sarno e Scafati, ma con ramificazioni che arrivavano fino alla Sicilia e collegamenti diretti con fornitori di armi dell’Europa dell’Est. Gli investigatori hanno documentato una rete di distribuzione della droga che nel dicembre 2024 portò al sequestro di circa 80 chilogrammi di hashish nel Palermitano.

Droga, armi da guerra e tentati omicidi: maxi blitz tra Salerno e la Croazia

Droga, armi da guerra e tentati omicidi: maxi blitz tra Salerno e la Croazia

Un'indagine che supera i confini nazionali e che fotografa gli affari di un'organizzazione criminale capace di muoversi tra traffici di…

Particolarmente inquietante il ruolo del presunto capo dell’organizzazione che, nonostante fosse detenuto, avrebbe continuato a dirigere le attività del gruppo utilizzando telefoni cellulari introdotti illegalmente in carcere. Sarebbe stato lui a indicare gli imprenditori da sottoporre al pizzo, a ordinare azioni intimidatorie contro chi si opponeva e a gestire le controversie nate nel traffico di stupefacenti. Le indagini hanno inoltre portato alla luce un episodio di estrema violenza avvenuto all’interno del carcere. Un detenuto sarebbe stato brutalmente aggredito da altri reclusi, riportando gravi fratture e una prognosi di trenta giorni, per costringerlo ad accogliere nella propria cella il presunto boss del gruppo. L’obiettivo sarebbe stato quello di consentire a quest’ultimo di comunicare più agevolmente con gli affiliati all’esterno.

Tra i filoni investigativi più delicati emerge quello relativo al traffico internazionale di armi. Gli investigatori hanno individuato uno dei canali di approvvigionamento arrestando un indagato trovato in possesso di numerose armi, comprese armi da guerra come fucili d’assalto AK-47, acquistati in Croazia. Contestualmente, a Zagabria, è stato eseguito un mandato di arresto europeo nei confronti del cittadino croato ritenuto il fornitore dell’arsenale. Determinante, in questo contesto, l’operazione del 24 aprile 2024 al confine tra Italia e Slovenia, quando la Polizia riuscì a intercettare e arrestare il corriere incaricato di trasportare le armi fino a Sarno, sequestrando l’intero carico prima che raggiungesse la Campania. L’operazione rappresenta uno dei più importanti colpi inferti negli ultimi mesi alla criminalità organizzata dell’Agro nocerino-sarnese, confermando la capacità delle organizzazioni mafiose di operare su scala internazionale e di mantenere il controllo del territorio anche attraverso i propri vertici detenuti.