Imprenditori pestati su ordine della cupola di Scanzano: a processo il boss Vincenzo D’Alessandro e i suoi fedelissimi. Si è…
CAMORRA
29 maggio 2026
CAMORRA
Castellammare | Processo sulla faida del 2009: «I pentiti sono da riascoltare»
L'istanza della difesa di Antonio Lucchese: «Non partecipò all'agguato»
«Le dichiarazioni dei pentiti Catello, Pasquale Rapicano e Renato Cavaliere sono difformi sulla posizione di un killer, sono da riascoltare». E’ quello che sostengono i legali di Antonio Lucchese, i penalisti Antonio de Martino e Giuliano Sorrentino. Durante l’udienza che si è celebrata ieri mattina di fronte alla Corte d’Appello del tribunale di Napoli al processo che vede alla sbarra anche il boss Paolo Carolei e il killer laureato Catello Romano, i due avvocati hanno sollevato la questione ai giudici che ora dovranno valutare la fondatezza dell’istanza il prossimo giugno.
In caso di accoglimento i tre collaboratori di giustizia dovranno essere riesaminati in aula. Carolei, Romano e Lucchese sono accusati di omicidio aggravato dal metodo camorristico e in primo grado sono stati condannati all’ergastolo. Il procedimento è scaturito dall’inchiesta dell’Antimafia sui delitti ordinati dal clan D’Alessandro tra il 2008 e il 2009. In particolare, da quanto sostiene l’accusa, Luccchese avrebbe partecipato all’agguato mortale che vide come vittima Antonio Vitiello, ucciso nel gennaio del 2009.
Un omicidio eseguito materialmente dal killer pentito Renato Cavaliere. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Vitiello, mentre viaggiava a bordo della sua auto sarebbe stato raggiunto dai sicari che procedevano a bordo di uno scooter sul quale erano in sella Renato Cavaliere e proprio Antonio Lucchese. Secondo la difesa proprio la partecipazione di Lucchese non sarebbe confermata da tutti i collaboratori di giustizia.
Paolo Carolei invece è accusato di aver ordinato, con Vincenzo D’Alessandro (il boss ha scelto di essere giudicato con il rito ordinario) il duplice omicidio di Carmine D’Antuono e dell’innocente Federico Donnarumma, finito per errore sotto i colpi dei sicari. Un delitto che è stato eseguito materialmente proprio da Catello Romano che ha già confessato al processo di primo grado tutte le accuse a suo carico.
Oltre a questo delitto l’Antimafia gli contesta anche l’omicidio di Nunzio Mascolo. Il killer, dissociatosi dal clan D’Alessandro, si è laureato due anni fa in carcere con una tesi autobiografica nella quale aveva già confessato la sua partecipazione alle missioni di morte. Durante il processo in corte d’appello Romano, assistito dall’avvocato Francesco Schettino, ha fatto richiesta di poter rientrare nel programma di giustizia riparativa. Alla prossima udienza fissata per la metà di giugno i giudici dovranno decidere se accogliere o meno l’istanza dei legali di Lucchese. A seguire è prevista la requisitoria della Procura Generale.

