Delitto Tommasino, il boss D'Alessandro sfida il killer pentito: confronto in aula
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I soldi del pizzo e del traffico di droga del clan D’Alessandro sarebbero stati ripuliti anche attraverso due società operanti prevalentemente nel mercato ittico di Mugnano. È una delle ipotesi investigative contenute nella maxi inchiesta “Domino III” della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha ricostruito la rete di affari della cosca egemone da mezzo secolo a Castellammare di Stabia tra il 2019 e il 2022.
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Al centro dell’attenzione degli investigatori c’è un imprenditore pregiudicato residente nell’area nord di Napoli. Secondo l’Antimafia sarebbe stato lui il gancio economico della cosca di Scanzano nel settore ittico. A confermarlo sarebbero una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata e finite nell’informativa depositata agli atti dell’inchiesta.
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Dalle conversazioni emergono numerosi contatti tra l’imprenditore e affiliati di spicco del clan D’Alessandro. Tra questi figura Giuseppe Oscurato, ritenuto dagli investigatori il factotum di Vincenzo D’Alessandro, il terzogenito del boss defunto Michele e all’epoca dei fatti reggente della cosca stabiese. I due, parlando al telefono e incontrandosi anche in alcuni bar del centro di Castellammare, avrebbero discusso delle strategie imprenditoriali per far crescere le attività nel settore ittico.
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«Siamo una famiglia», avrebbe detto in una circostanza l’imprenditore a Oscurato. Una frase che per gli investigatori assume un peso rilevante perché considerata indicativa dell’intraneità dell’uomo al clan D’Alessandro e non di un semplice rapporto esterno o occasionale. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, nell’argomentare la riconducibilità delle due società alla cosca di Scanzano, ci sarebbe una conversazione ritenuta particolarmente significativa durante la quale l’imprenditore avrebbe consegnato del denaro direttamente agli uomini del clan. Per gli inquirenti si tratterebbe di una percentuale dei guadagni maturati attraverso le attività economiche operanti nel mercato ittico.
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A escludere che quelle somme fossero riconducibili a un’estorsione sarebbero altre intercettazioni telefoniche dalle quali emergerebbe un rapporto definito dagli investigatori “orizzontale” con i vertici dell’organizzazione criminale stabiese e non caratterizzato da una posizione di sottomissione. Tra gli episodi riportati negli atti compare anche una conversazione del dicembre 2021 nella quale l’imprenditore, parlando con Giuseppe Oscurato, stava organizzando la consegna di un cesto natalizio con beni alimentari destinato a Vincenzo D’Alessandro in vista delle festività. Un dettaglio che, secondo gli investigatori, confermerebbe ulteriormente il rapporto diretto e fiduciario con il gruppo criminale.
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Nello stesso scenario emergono anche i progetti imprenditoriali della cosca stabiese che, secondo la ricostruzione della Dda, aveva deciso di ampliare i propri affari nel settore ittico cercando contatti anche in Grecia, dove storicamente il clan D’Alessandro avrebbe già avuto interessi economici e commerciali. Va precisato che, allo stato attuale, l’imprenditore non risulta destinatario di alcun provvedimento che certifichi la sua appartenenza al clan D’Alessandro. Sono però in corso ulteriori approfondimenti investigativi.
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L’Antimafia sta infatti cercando da anni di ricostruire la rete di imprenditori, professionisti e colletti bianchi che avrebbe consentito alla cosca di infiltrarsi nell’economia legale, ripulendo denaro sporco e garantendo nuove fonti di guadagno in grado di sostenere economicamente il clan anche dopo le numerose operazioni giudiziarie che nel tempo ne hanno colpito i vertici. Attualmente Vincenzo D’Alessandro è detenuto dal maggio 2024 nel carcere di Milano al regime del 41 bis. Dalle inchieste più recenti emerge come il boss avesse investito non solo nel settore alimentare, ma anche nel gioco d’azzardo e in diverse attività economiche avviate in Sardegna durante il periodo in cui era sottoposto all’obbligo di dimora.