Caso Sonrisa, la Cassazione blinda la confisca del Castello delle Cerimonie
CASO SONRISA
4 giugno 2026
CASO SONRISA

Caso Sonrisa, la Cassazione blinda la confisca del Castello delle Cerimonie

I giudici rigettano l’ennesimo ricorso dei Polese: «Nessuna irregolarità». Oggi l’udienza di fronte al Consiglio di Stato per la revoca delle licenze
Michele De Feo

Un nuovo stop giudiziario per la famiglia Polese nella lunga battaglia legale sul futuro della Sonrisa. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato uno dei ricorsi presentati dai titolari del complesso contro la confisca urbanistica ormai definitiva, confermando quanto già stabilito dalla Corte d’Appello di Napoli in sede di esecuzione. Si tratta dell’ennesima pronuncia sfavorevole, arrivata due mesi fa, per la proprietà e di un ulteriore tassello in una vicenda che da anni tiene con il fiato sospeso lavoratori, fornitori e famiglie legate all’indotto della struttura.

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Una decisione che non determina nell’immediato la chiusura dell’attività, ma che rafforza ulteriormente la posizione dello Stato nella complessa partita giudiziaria in corso. Il ricorso riguardava la richiesta di revoca della confisca disposta nell’ambito del procedimento per lottizzazione abusiva che ha interessato il complesso turistico-alberghiero. Confisca divenuta definitiva nel 2024 dopo la sentenza della Cassazione che ha chiuso il processo penale confermando il provvedimento ablativo nonostante la prescrizione del reato. I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto infondate le argomentazioni della difesa, respingendo quindi il tentativo di riaprire il capitolo relativo alla confisca. Una decisione che si inserisce in una lunga serie di pronunce sfavorevoli ai Polese e che conferma la linea già tracciata dalla magistratura negli ultimi anni.

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La battaglia, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. Sul fronte penale restano ancora aperte altre iniziative giudiziarie promosse dalla difesa della famiglia. Davanti alla Corte d’Appello di Roma è stato presentato un ricorso per la revisione del processo fondato su sette nuove prove che, secondo i legali, sarebbero in grado di modificare il quadro accusatorio. L’istanza è stata però respinta dai giudici capitolini e la decisione è stata impugnata davanti alla Cassazione. L’udienza è già fissata per il prossimo mese di luglio. Sempre a Roma è stata inoltre depositata una nuova richiesta di revisione del processo. In questo caso si è ancora in attesa della fissazione dell’udienza che dovrà esaminare la documentazione prodotta dalla difesa. Parallelamente, i legali della Sonrisa hanno portato la vicenda anche davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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Il ricorso è attualmente all’esame dei giudici di Strasburgo, chiamati a valutare diversi profili della vicenda. I tempi, tuttavia, si annunciano particolarmente lunghi e difficilmente potranno incidere sulle decisioni già adottate in sede nazionale nel breve periodo. Ma è sul fronte amministrativo che si gioca forse la partita più delicata e immediata. Proprio oggi, infatti, il Consiglio di Stato è chiamato a discutere il ricorso presentato dai titolari della Sonrisa contro la revoca delle autorizzazioni e delle licenze disposta dal Comune di Sant’Antonio Abate. Un passaggio decisivo che potrebbe incidere direttamente sulla prosecuzione dell’attività della struttura. Nel frattempo il Comune, divenuto formalmente proprietario dell’immobile a seguito della confisca, continua a lavorare per completare gli ultimi adempimenti burocratici necessari allo sgombero della struttura.