Boscoreale | Ucciso a 18 anni in piazza Pace: a processo due giovanissimi, rischiano l’ergastolo
CRONACA
10 giugno 2026

Boscoreale | Ucciso a 18 anni in piazza Pace: a processo due giovanissimi, rischiano l’ergastolo

Oggi la prima udienza del processo per l'omicidio di Pasquale Nappo.
Michele De Feo

Aveva appena 18 anni e una vita ancora tutta da scrivere. Una notte trascorsa con gli amici, il rientro da una festa e una sosta in piazza che si trasformò in una condanna a morte. A sette mesi dall’omicidio di Pasquale Nappo, il giovane residente a Scafati e ucciso nella notte tra il 2 e il 3 novembre 2025 a Boscoreale, si è aperto davanti alla Seconda Sezione della Corte d’Assise di Napoli il processo a carico di Giuseppe Esposito, oggi 19enne, e Antonio Abbruzzese, 24 anni, i due giovani di Torre Annunziata accusati di aver partecipato al raid armato costato la vita al ragazzo. Entrambi hanno confessato davanti ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata poche ore dopo il delitto.

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La contestazione formulata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli è pesantissima: omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Un impianto accusatorio che, in caso di condanna, potrebbe portare all’ergastolo.Già la scorsa settimana il gip Maria Laura Ciollaro ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa, spalancando così le porte del dibattimento ordinario. In aula l’accusa è sostenuta dal pubblico ministero Valentina Sincero della Dda di Napoli. La famiglia della vittima si è costituita parte civile ed è rappresentata dall’avvocato Gennaro De Gennaro. «Noi speriamo solo di avere giustizia per Pasquale. Il dolore ce lo porteremo dentro per tutta la vita», dice il padre Salvatore Nappo, presente ieri in aula. «Mio figlio era un ragazzo d’oro, lavorava, aveva tanti sogni e una vita davanti.

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Purtroppo non c’è più e nessuno potrà restituircelo». Secondo la ricostruzione degli investigatori, quella notte Esposito e Abbruzzese arrivarono in piazza Pace a bordo di uno scooter. Pochi giorni prima ci sarebbero stati attriti e tensioni con alcuni giovani che frequentavano abitualmente la zona. Una rivalità nata tra provocazioni, minacce e aggressioni che sarebbe degenerata fino alla decisione di tornare in piazza armati. Quando raggiunsero il centro di Boscoreale, i due si trovarono davanti un gruppo di ragazzi. In pochi istanti la situazione precipitò. Giuseppe Esposito estrasse una pistola e fece fuoco. Tre colpi esplosi nel cuore della notte. Uno raggiunse Pasquale Nappo all’ascella, lesionando un’arteriaGli amici tentarono l’impossibile. Lo caricarono in auto e si precipitarono verso l’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.

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Una corsa disperata che però non bastò a salvargli la vita. Il diciottenne morì poco dopo il suo arrivo in pronto soccorso. La mattina successiva Giuseppe Esposito e Antonio Abbruzzese (assistiti dagli avvocati Antonio Iorio e Mauro Porcelli), decisero di costituirsi ai carabinieri. Durante gli interrogatori sostennero di non aver avuto l’intenzione di uccidere. «Volevamo solo dare un avvertimento», avrebbero raccontato agli investigatori. Una versione che dovrà ora essere verificata nel corso del processo. Per la Procura, tuttavia, le modalità dell’azione – l’arrivo in scooter con la targa coperta, il volto nascosto, l’utilizzo di una pistola in una piazza affollata e la volontà di imporre la propria forza attraverso la violenza – configurano l’aggravante del metodo mafioso e della premeditazione.