Castellammare | Confessa 4 omicidi: cancellati tutti gli ergastoli al killer del clan D’Alessandro
CASTELLAMMARE
17 giugno 2026

Castellammare | Confessa 4 omicidi: cancellati tutti gli ergastoli al killer del clan D’Alessandro

I giudici graziano Antonio Occidente, sicario dei D’Alessandro. E' in cella dal 2005 e ora, tra pochi anni, potrà tornare libero
Michele De Feo

Un altro ergastolo cancellato, un’altra pesantissima condanna trasformata in una pena con scadenza. E per Antonio Occidente, 52 anni, ritenuto dagli inquirenti uno dei killer più spietati e fedeli del clan D’Alessandro, si avvicina uno scenario che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile: quello di poter un giorno tornare libero dopo oltre vent’anni trascorsi in carcere. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli nei giorni scorsi ha infatti annullato l’ergastolo inflitto in primo grado per il duplice omicidio di Giuseppe Zincone e Massimo Del Gaudio, commesso nel 2004 nel pieno della faida che insanguinò Castellammare di Stabia nei primi anni duemila. Un delitto eseguito dai killer pentiti Pasquale Rapicano e Ciro Sovereto, su ordine di Antonio Occidente. Al posto della pena perpetua, i giudici hanno condannato Il 52enne a 30 anni di reclusione.

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Una sentenza che arriva a pochi mesi da un altro importante pronunciamento della Corte d’Assise d’Appello. In quel caso Occidente, assistito dall’avvocato Antonio de Martino, aveva confessato l’omicidio di Carmine Paolino, assassinato nel 2005, ottenendo l’annullamento dell’ergastolo in una condanna a 28 anni di reclusione. Prima ancora, sempre a seguito di una confessione, era stato condannato a 20 anni per l’omicidio di Vincenzo De Maria, ucciso nel giorno di San Catello del 2005. Tre processi, quattro omicidi e due ergastoli cancellati. Un quadro giudiziario che potrebbe cambiare radicalmente il futuro del killer stabiese. Tutti i delitti contestati ad Occidente si inseriscono nella guerra di camorra che vide contrapposti la cosca di Scanzano e il gruppo degli scissionisti guidato dai boss Michele Omobono e Massimo Scarpa.

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Per gli investigatori, gli omicidi di Vincenzo De Maria, Giuseppe Zincone (Del Gaudio fu ucciso per errore) e Carmine Paolino rappresentarono la risposta armata del clan D’Alessandro al passaggio delle vittime tra le file degli Omobono-Scarpa. Un tradimento che la cosca di Scanzano avrebbe deciso di punire con la morte anche per vendicare gli omicidi  eccellenti di Antonio Martone e di Giuseppe Verdoliva, fedelissimi del padrino defunto Michele D’Alessandro. Ma è soprattutto l’aspetto legato all’esecuzione della pena a rendere particolarmente significativa l’ultima decisione della Corte d’Appello. Antonio Occidente è detenuto ininterrottamente dal 2005. Da oltre ventuno anni vive dietro le sbarre per reati commessi durante la sua militanza nel clan D’Alessandro. Una condizione che spiana la strada all’unificazione delle tre sentenze per gli omicidi – che furono contestati al killer solo nel 2023 – al vincolo della continuazione.

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Nonostante le confessioni rese negli ultimi procedimenti, Occidente non ha mai intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia, non fornendo mai rivelazioni sui mandanti dei delitti che ha commesso. Secondo quanto emerso anche da recenti inchieste della Dda, il suo silenzio sarebbe stato premiato dal clan D’Alessandro. Nell’informativa Domino III dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata viene infatti riportato che Occidente avrebbe continuato a percepire un sostegno economico dalla cosca anche durante la detenzione. Per la Dda si tratterebbe del prezzo della sua fedeltà e del suo silenzio.

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Un silenzio che continua ancora oggi e che, secondo gli investigatori, custodisce molti dei segreti della guerra di camorra che sconvolse Castellammare di Stabia tra il 2003 e il 2005. Nel frattempo, però, le sentenze stanno cambiando il quadro. Due ergastoli sono stati annullati, le condanne sono state rideterminate e il killer «irriducibile», dopo oltre due decenni trascorsi in carcere, vede per la prima volta una prospettiva diversa dal fine pena mai.