Torre Annunziata, «rimborsopoli»: l’inchiesta sui due consiglieri comunali
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Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato il decreto di sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata nei confronti di uno dei due ex consiglieri comunali finiti sotto inchiesta per una presunta truffa ai danni del Comune legata ai rimborsi per la partecipazione alle commissioni consiliari. Il provvedimento, eseguito lo scorso 19 maggio, era stato impugnato dall’indagato, ma i giudici del Riesame hanno respinto il ricorso, ritenendo sussistenti gli elementi raccolti dagli investigatori.L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata e condotta dalla Guardia di Finanza, nasce da una segnalazione del segretario generale del Comune sui gettoni di presenza e sui rimborsi riconosciuti ai consiglieri comunali lavoratori dipendenti.
Secondo quanto previsto dal Testo unico degli enti locali, infatti, i consiglieri hanno diritto ad assentarsi dal lavoro per partecipare alle attività istituzionali e il datore di lavoro può ottenere il rimborso delle ore retribuite dal Comune.Gli accertamenti avrebbero però evidenziato presunte irregolarità. In particolare, uno degli ex consiglieri, dipendente di un ufficio postale della provincia di Napoli, avrebbe dichiarato di non possedere mezzi di trasporto e di utilizzare esclusivamente i mezzi pubblici, attestando tempi di percorrenza di circa 85 minuti per raggiungere Palazzo Criscuolo.
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Le indagini, supportate da servizi di osservazione e dall’analisi delle immagini di videosorveglianza, avrebbero invece documentato l’utilizzo abituale di uno scooter intestato al padre, con tempi di viaggio notevolmente inferiori, circa trenta minuti.Secondo la Procura, tra ottobre 2024 e ottobre 2025 il Comune avrebbe così rimborsato al datore di lavoro somme superiori a quelle effettivamente dovute, per un importo complessivo di oltre quattromila euro. La differenza corrisponderebbe alle ore di assenza dal lavoro che l’ex consigliere non avrebbe avuto diritto a giustificare.
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Più grave, secondo gli inquirenti, la posizione dell’altro ex consigliere coinvolto nell’indagine. Quest’ultimo avrebbe creato, insieme al padre, un rapporto di lavoro ritenuto fittizio presso una sede situata fuori regione, in modo da giustificare intere giornate di assenza per la partecipazione alle commissioni consiliari. In questo caso le somme che sarebbero state indebitamente percepite ammonterebbero a oltre 14mila euro.
L’altro ex consigliere non ha presentato ricorso contro il decreto di sequestro. Entrambi risultano indagati per truffa aggravata ai danni del Comune e falso ideologico. Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.