Torre Annunziata | La Rimborsopoli cancella il vittimismo della politica
Il confine sottile tra l’orgoglio istituzionale e la sfrontatezza politica è stato clamorosamente valicato nel giro di poche ore a…
Commissioni convocate a raffica, permessi lavorativi trasformati in uno strumento per ottenere rimborsi indebiti e un sistema che per mesi era finito al centro delle inchieste giornalistiche di Metropolis. Ora quel caso approda nelle aule giudiziarie e si intreccia con il clima pesantissimo che avvolge Torre Annunziata tra lo scontro istituzionale tra Procura e amministrazione, le dimissioni del sindaco Corrado Cuccurullo e l’attesa della decisione del Governo sul possibile scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche.
Nel decreto di sequestro preventivo firmato dal gip del Tribunale oplontino, il giudice parla apertamente di «condotte truffaldine» poste in essere da due consiglieri comunali per ottenere somme non dovute dal Comune attraverso dichiarazioni ritenute false, artifici e raggiri. L’inchiesta della guardia di finanza coinvolge Gaetano Ruggiero, Fabio Giorgio, capogruppo del Pd che si è dimesso a seguito del provvedimento delle fiamme gialle, e il padre Giovanni. Disposto il sequestro di somme e beni per complessivi 18.256,31 euro. E nei prossimi giorni, filtra, altre misure potrebbero essere notificate dalla Procura.
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Il filone investigativo più pesante riguarda Fabio Giorgio e il padre Giovanni. Secondo la Procura, il consigliere comunale avrebbe ottenuto rimborsi pubblici per permessi lavorativi sfruttando un presunto rapporto di lavoro fittizio presso la Federazione Nazionale Lavoratori Terziario Turismo e Servizi con sede indicata a Civitavecchia.
Un meccanismo che gli avrebbe consentito di assentarsi dal lavoro per partecipare alle commissioni consiliari a Torre Annunziata ottenendo però il rimborso integrale delle ore lavorative dal Comune. A Fabio Giorgio vengono contestate la truffa aggravata ai danni del Comune e la falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; Giovanni Giorgio risponde invece, in concorso, di truffa aggravata e sostituzione di persona. Secondo il decreto, la struttura sindacale sarebbe stata costituita proprio il primo aprile 2025, lo stesso giorno dell’assunzione del consigliere.
Gli investigatori sostengono che Fabio Giorgio non avrebbe mai svolto realmente attività lavorativa nella sede laziale nonostante le richieste di rimborso indicassero un tragitto di oltre 300 chilometri tra Civitavecchia e Torre Annunziata. Decisive, per la Procura, sarebbero state le verifiche sui tabulati e sulle celle telefoniche, che collocherebbero il consigliere nell’area oplontina nei giorni in cui avrebbe dovuto trovarsi nel Lazio.
Il decreto richiama anche le dichiarazioni del rappresentante nazionale della federazione sindacale, che avrebbe disconosciuto le firme apposte sulle richieste di rimborso e negato di aver autorizzato Fabio Giorgio a operare nella sede di Civitavecchia. Secondo la ricostruzione investigativa, i rimborsi erogati dal Comune transitavano sui conti della struttura sindacale riconducibile a Giovanni Giorgio, che avrebbe trattenuto parte delle somme mettendo la restante disponibilità a favore del figlio Fabio. Per il gip, il profitto illecito complessivo ammonta a 14.162,61 euro: sequestrati 8.925 euro a Fabio Giorgio e 5.237,61 euro a Giovanni Giorgio.
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Diverso il sistema contestato a Gaetano Ruggiero, ma identico – secondo gli inquirenti – il fine: aumentare le ore di permesso retribuito e ottenere rimborsi superiori a quelli realmente spettanti. Secondo la Procura, il consigliere avrebbe dichiarato falsamente di non possedere mezzi propri e di utilizzare esclusivamente mezzi pubblici per raggiungere il Comune dal luogo di lavoro.
Nelle richieste di rimborso presentate all’Ente avrebbe indicato tempi medi di percorrenza di circa 85 minuti per tratta, facendo lievitare il monte ore da rimborsare al datore di lavoro. Una ricostruzione che la guardia di finanza considera falsa. Attraverso servizi di osservazione, pedinamenti e immagini delle telecamere comunali, gli investigatori sostengono infatti che il consigliere utilizzasse abitualmente un Piaggio Beverly intestato formalmente al padre Aldo, ex assessore, impiegando circa trenta minuti per raggiungere Torre Annunziata. Anche nei suoi confronti vengono contestate la truffa aggravata ai danni del Comune e la falsità ideologica in atto pubblico. Il profitto illecito contestato ammonta a 4.093,70 euro, somma per la quale il gip ha disposto il sequestro preventivo.
L’indagine nasce dalla segnalazione del segretario generale Amedeo Rocco, che nei mesi scorsi aveva richiamato l’attenzione del sindaco, del presidente del consiglio comunale e dei presidenti delle commissioni sul numero eccessivo delle sedute e sui costi ormai fuori controllo tra gettoni di presenza e rimborsi lavorativi. Nelle sue relazioni, Rocco aveva parlato di commissioni convocate quotidianamente, spesso con argomenti generici, sedute deserte o prive di reale contenuto e consiglieri di fatto «perennemente assenti» dal luogo di lavoro grazie ai permessi retribuiti.Da lì la proposta di un nuovo regolamento per limitare il numero delle commissioni, introdurre durate minime, fissare criteri oggettivi sui tempi di percorrenza e ridurre i rimborsi. Una riforma arrivata anche all’esame della sesta commissione ma rimasta sostanzialmente ferma.
Dal febbraio 2025 Metropolis aveva acceso i riflettori sul caso delle commissioni consiliari a Torre Annunziata, raccontando il paradosso di sedute convocate ogni trenta minuti, riunioni lampo, commissioni spesso deserte e costi sempre più pesanti per le casse pubbliche. Articoli che hanno documentato il sistema dei gettoni di presenza e dei rimborsi lavorativi, evidenziando come molte commissioni venissero fissate in orario di lavoro, consentendo ai consiglieri di ottenere permessi retribuiti a carico del Comune.
Il quotidiano aveva raccontato anche dei tempi di percorrenza indicati dai consiglieri, delle anomalie segnalate dal segretario generale e delle commissioni convocate persino nei giorni festivi. Un lavoro giornalistico che aveva già fatto emergere un sistema considerato opaco e costoso ben prima dell’intervento della magistratura. Oggi quelle anomalie amministrative diventano materiale investigativo e approdano in un decreto di sequestro che rappresenta un ulteriore tassello della crisi politica e istituzionale che attraversa Torre Annunziata.
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Fabio Giorgio ha rassegnato le dimissioni dalla carica di consigliere comunale parlando di una scelta maturata con senso di «responsabilità istituzionale» e «rispetto verso la città». L’ex consigliere ribadisce poi la propria fiducia nella magistratura: «Sono certo che la mia posizione sarà presto chiarita, consentendo di ristabilire la verità dei fatti».