Castellammare. Pd, faida interna e sindaco nel tritacarne
POLITICA
21 giugno 2026
POLITICA

Castellammare. Pd, faida interna e sindaco nel tritacarne

La battaglia interna ai democratici è costata la poltrona a tre sindaci
Tiziano Valle

Luigi Vicinanza spacca il Pd. La vicenda del mancato sostegno al sindaco, nel momento dell’arrivo della commissione d’accesso, sta agitando le stanze del partito napoletano. I consiglieri regionali eletti ed anche alcuni assessori della giunta Fico non hanno gradito la posizione assunta dall’europarlamentare Sandro Ruotolo e a seguire dal segretario regionale del partito Piero De Luca.

Le divisioni napoletane

Il primo ad esporsi pubblicamente – qualche settimana fa – è stato il consigliere regionale Giorgio Zinno, ma la sua posizione è sostenuta da diversi esponenti del partito che fanno riferimento in particolare all’europarlamentare Lello Topo e al vice-governatore della Campania, Mario Casillo. E la vicenda di Castellammare non ha lasciato insensibile nemmeno il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e la parte del PD più vicina a Stefano Bonaccini.

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La Commissione Antimafia

Da settimane il primo cittadino sta lanciando bordate contro una parte del Partito Democratico e la sua posizione, come emerso nei giorni scorsi, ha suscitato anche l’attenzione di un esponente di Fratelli d’Italia, come Sergio Rastrelli, segretario della Commissione Parlamentare Antimafia. In quella sede si è discusso delle inchieste che hanno lambito il consiglio comunale facendo emergere sospetti sull’interesse della criminalità organizzata per alcuni candidati alla tornata elettorale, ma anche di come il primo cittadino abbia chiesto e ottenuto le dimissioni di due consiglieri comunali. Tant’è vero che alla fine lo stesso Rastrelli ha evidenziato come «pavidamente» (questo il termine utilizzato), il Pd abbia abbandonato Luigi Vicinanza.

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La faida infinita

Una vicenda complessa, che tuttavia affonda le radici in una faida intestina ai dem stabiesi che va avanti da oltre 10 anni. Vicinanza non è stato il primo sindaco a dover fare i conti con questa guerra interna ai dem. Nel 2015, l’allora amministrazione di centrosinistra guidata da Nicola Cuomo fu spedita a casa dopo che i consiglieri comunali che facevano riferimento a Francesco Iovino e Nicola Corrado decisero di staccare la spina. Nel 2018 toccò ad Antonio Pannullo la stessa sorte, perché mentre il gruppo consiliare dei dem capeggiato da Iovino si era stretto al suo fianco, la segreteria cittadina del Pd guidata da Corrado (eletto a fine 2017) e nella quale era confluita anche Andrea Di Martino (in quel periodo in rottura con Pannullo), diventò la spina nel fianco dell’allora primo cittadino.

La sconfitta del 2018

A questo si può aggiungere anche la sconfitta elettorale del centrosinistra pochi mesi dopo, perché Di Martino che era riuscito a conquistarsi il ballottaggio con il centrodestra guidato da Gaetano Cimmino, al secondo turno non poté contare sul sostegno del Pd che a sorpresa aveva deciso di candidare sindaco Massimo De Angelis.

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Il peso dell’ingovernabilità

In quei casi, va detto, a dividere i dem furono questioni politiche, mentre adesso l’accusa che arriva dalla parte più a sinistra del Pd è quella di un condizionamento della camorra sulle ultime elezioni amministrative. Voto al quale, anche in questo caso, il Pd arrivò profondamente spaccato, tant’è vero che fu imposto il commissariamento del circolo locale poche settimane prima della presentazione delle liste. Un partito, insomma, reduce da oltre dieci anni di guerre intestine, che hanno pesato molto anche sulla ingovernabilità della città.