Caso Sonrisa, chiuso il Castello delle Cerimonie dopo 40 anni di attività
Cala il sipario sul Castello delle Cerimonie. Dopo quasi quarant’anni di attività, migliaia di ricevimenti, generazioni di sposi e una…
«Lo Stato ci ha abbandonato». Bastano poche parole per raccontare il dramma che stanno vivendo i lavoratori del Grand Hotel La Sonrisa. Dall’altra parte del telefono c’è Ferdinando Romeo, uno dei dipendenti storici della struttura e volto noto al grande pubblico grazie alle sue apparizioni nel programma televisivo Il Castello delle Cerimonie. La telefonata è breve, ma sufficiente a restituire il clima di preoccupazione che si respira tra chi, da settimane, vive nell’incertezza sul proprio futuro occupazionale. «L’articolo 1 della Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro», afferma Romeo. «Eppure oggi ci sentiamo abbandonati. Ci sono colleghi che non sanno come pagare il mutuo, famiglie che rischiano di trovarsi in difficoltà da un giorno all’altro. Dietro questa vicenda ci sono persone, non numeri».
Caso Sonrisa, chiuso il Castello delle Cerimonie dopo 40 anni di attività
Cala il sipario sul Castello delle Cerimonie. Dopo quasi quarant’anni di attività, migliaia di ricevimenti, generazioni di sposi e una…
Parole che sintetizzano il sentimento di decine di lavoratori che domani torneranno a manifestare per chiedere attenzione e risposte da parte delle istituzioni. L’obiettivo della protesta è accendere nuovamente i riflettori sulle conseguenze sociali della chiusura della storica struttura alberghiera e ricettiva di Sant’Antonio Abate, diventata negli anni un simbolo del territorio e una realtà occupazionale capace di garantire lavoro a numerose famiglie. Alla mobilitazione prenderanno parte dipendenti e collaboratori che, negli anni, hanno contribuito al successo della Sonrisa, resa celebre in tutta Italia dal programma televisivo che ne ha raccontato ricevimenti, matrimoni ed eventi. Tra loro anche Ferdinando Romeo, figura conosciuta dagli spettatori della trasmissione e presenza storica all’interno della struttura. La Sonrisa ha chiuso, per effetto di una sentenza del Consiglio di Stato, il 15 giugno scorso.
Le sale della Sonrisa sono vuote, i cancelli del Castello delle Cerimonie sono chiusi e per la prima volta dopo…
Le Cerimonie già prenotate sono state dirottate in altre strutture mentre, da quello che si apprende in via ufficiosa, una parte dei dipendenti continuerà a lavorare almeno fino al 31 ottobre. La vicenda della chiusura della Sonrisa affonda le proprie radici nel lungo iter giudiziario che ha interessato il complesso turistico-alberghiero. Le pronunce dei tribunali hanno confermato la confisca urbanistica della struttura nell’ambito di un processo per lottizzazione abusiva, mentre i successivi provvedimenti amministrativi hanno portato alla revoca delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento delle attività ricettive e di ristorazione. Una situazione che ha determinato la cessazione delle attività e aperto interrogativi sul destino dei lavoratori. Ed è proprio questo il punto su cui insistono i dipendenti.
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Al di là delle questioni giudiziarie, spiegano, resta il problema occupazionale. Decine di famiglie si trovano oggi a fare i conti con la perdita del posto di lavoro e con un futuro ancora tutto da scrivere. «Noi chiediamo soltanto di poter lavorare», conclude Romeo. Una frase semplice, pronunciata al termine di una breve telefonata, che racchiude però il senso della battaglia che i lavoratori porteranno in piazza domani. Una protesta che guarda oltre le aule dei tribunali e che punta a richiamare l’attenzione sulle persone che rischiano di pagare il prezzo più alto di una vicenda che da anni divide opinione pubblica e istituzioni.