Caso Sonrisa, chiuso il Castello delle Cerimonie dopo 40 anni di attività
CASO SONRISA
15 giugno 2026
CASO SONRISA

Caso Sonrisa, chiuso il Castello delle Cerimonie dopo 40 anni di attività

Stop a tutte le cerimonie. Questa mattina i dipendenti hanno incontrato il prefetto di Napoli Michele di Bari
Michele De Feo

Cala il sipario sul Castello delle Cerimonie. Dopo quasi quarant’anni di attività, migliaia di ricevimenti, generazioni di sposi e una popolarità conquistata ben oltre i confini della Campania grazie al programma televisivo “Il Boss delle Cerimonie”, la Sonrisa chiude i battenti. Ieri mattina è diventata esecutiva l’ultima decisione del Consiglio di Stato che ha aperto la strada alla revoca delle licenze da parte del Comune di Sant’Antonio Abate. Da oggi (la sentenza risale alla scorsa settimana) la struttura simbolo dei matrimoni napoletani non può più esercitare attività alberghiera e di ristorazione. Tradotto: niente ricevimenti, niente banchetti, niente feste private, niente eventi.

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Proprio all’inizio della stagione estiva, il periodo più importante dell’anno per il complesso fondato dalla famiglia Polese. La chiusura arriva al termine di una lunga battaglia giudiziaria che affonda le sue radici nel procedimento per lottizzazione abusiva culminato con la confisca definitiva del complesso. Dopo il passaggio della proprietà al patrimonio pubblico, il Comune di Sant’Antonio Abate, guidato dalla sindaca Ilaria Abagnale, ha avviato una serie di provvedimenti amministrativi culminati con la revoca delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento delle attività ricettive e di ristorazione. La famiglia Polese ha tentato in ogni modo di evitare lo stop.

Caso Sonrisa, stop alla prenotazione delle cerimonie: il Castello verso la chiusura

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Prima attraverso i ricorsi davanti al Tar Campania, poi con l’appello al Consiglio di Stato e le richieste di sospensiva presentate per congelare gli effetti dei provvedimenti comunali. L’ultima speranza era legata proprio ai giudici amministrativi. Venerdì scorso i Polese avevano chiesto una nuova misura cautelare per scongiurare la chiusura immediata della struttura. Ma il Tar ha rigettato l’istanza, rinviando la discussione nel merito al prossimo mese di luglio. Una decisione che, sommata alla recente pronuncia del Consiglio di Stato, ha reso inevitabile l’esecuzione della revoca delle licenze. Per il Castello delle Cerimonie si tratta di un passaggio storico.

Caso Sonrisa, la Cassazione blinda la confisca del Castello delle Cerimonie

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La Sonrisa non era soltanto una sala ricevimenti. Nel corso degli anni era diventata un marchio conosciuto in tutta Italia, trasformandosi in una vera e propria attrazione mediatica. La notorietà nazionale era arrivata grazie alle trasmissioni televisive dedicate alle feste organizzate nella struttura e, soprattutto, al successo de “Il Boss delle Cerimonie”, il programma che aveva raccontato per anni il mondo dei grandi ricevimenti napoletani facendo conoscere il volto del fondatore don Antonio Polese a milioni di telespettatori. Dietro le immagini televisive e il successo mediatico c’è però una realtà economica che oggi rischia di entrare in crisi. La chiusura della struttura potrebbe infatti aprire una vera emergenza occupazionale. Oltre cento lavoratori tra dipendenti diretti, collaboratori, addetti alla ristorazione, personale alberghiero e figure impiegate nell’organizzazione degli eventi guardano con preoccupazione agli sviluppi della vicenda.

Caso Sonrisa | I Polese fanno ricorso contro lo stop immediato a tutte le attività

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Non a caso proprio questa mattina una delegazione dei lavoratori ha incontrato il prefetto di Napoli, Michele di Bari, per rappresentare le preoccupazioni legate al futuro occupazionale. Il prefetto ha anche incontrato la sindaca Ilaria Abagnale. La stagione estiva rappresenta tradizionalmente il periodo di maggiore attività per il Castello delle Cerimonie. Giugno, luglio, settembre e buona parte dell’autunno concentrano la maggior parte dei matrimoni e dei ricevimenti programmati durante l’anno. Lo stop delle attività rischia dunque di produrre effetti immediati sia sui dipendenti sia sull’intero indotto che ruota attorno alla struttura. Per limitare i danni e soprattutto evitare una valanga di contenziosi con i clienti, la famiglia Polese si è già attivata per trasferire le cerimonie già prenotate in altre strutture ricettive. Sarebbero stati raggiunti accordi con diverse location del territorio per consentire lo svolgimento degli eventi già programmati e garantire una soluzione agli sposi che avevano scelto la Sonrisa per il proprio ricevimento.

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Sul piano giudiziario, tuttavia, la partita non è ancora definitivamente conclusa. Restano aperti diversi procedimenti amministrativi e civili collegati alla vicenda. Nei prossimi mesi il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi nel merito sulla legittimità dei provvedimenti adottati dal Comune dopo la confisca del complesso. Parallelamente proseguono davanti al Tar Campania i ricorsi contro gli sgomberi notificati alla famiglia Polese. Uno riguarda i locali destinati all’attività di ristorazione, mentre un secondo procedimento interessa alcune abitazioni presenti all’interno del complesso. Fino a quando non arriveranno le decisioni definitive, i componenti della famiglia continuano a occupare gli immobili in qualità di occupanti senza titolo, versando al Comune un’indennità mensile di circa 39 mila euro per l’utilizzo di beni che appartengono ormai all’ente pubblico.

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Resta aperto anche il fronte penale. Il prossimo 9 luglio la Corte di Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi sull’istanza di revisione del processo che ha portato alla confisca definitiva della Sonrisa. La difesa sostiene l’esistenza di nuovi elementi che potrebbero incidere sulla ricostruzione dei fatti e sulla stessa configurabilità del reato contestato. Una tesi che i giudici saranno chiamati a valutare nelle prossime settimane. Sub judice c’è anche un ricorso alla Cedu. Nel frattempo, però, il tempo della giustizia corre a una velocità diversa rispetto a quello dell’economia.

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Ed è questo il vero nodo della vicenda. Anche nell’ipotesi in cui nei prossimi mesi dovessero arrivare decisioni favorevoli alla famiglia Polese, la stagione delle cerimonie 2026 appare ormai compromessa. Le prenotazioni sono state bloccate, l’attività è ferma e centinaia di famiglie che vivono direttamente o indirettamente grazie alla Sonrisa attendono di capire quale sarà il loro futuro. Per la prima volta da quando i cancelli del Castello delle Cerimonie si sono aperti agli invitati, il grande palazzo dei matrimoni resta senza feste.