Caso Sonrisa | I lavoratori salvi fino al 31 ottobre, le cerimonie spostate in location del vesuviano
CASO SONRISA
16 giugno 2026
CASO SONRISA

Caso Sonrisa | I lavoratori salvi fino al 31 ottobre, le cerimonie spostate in location del vesuviano

Dipendenti e cerimonie spostate in locali tra Ercolano, Lettere e l'area Vesuviana.
Michele De Feo

Le sale della Sonrisa sono vuote, i cancelli del Castello delle Cerimonie sono chiusi e per la prima volta dopo quasi quarant’anni la struttura simbolo dei ricevimenti in Campania non può ospitare matrimoni, banchetti ed eventi. Ma dietro la vicenda giudiziaria che ha portato allo stop delle attività c’è un’altra storia, quella degli oltre cento lavoratori che fino a pochi giorni fa garantivano il funzionamento della macchina organizzativa del complesso fondato dalla famiglia Polese.

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Per loro, almeno nell’immediato, è stata individuata una soluzione che consentirà di evitare il blocco totale dell’attività. I contratti in essere resteranno infatti validi fino al 31 ottobre, termine naturale della stagione delle cerimonie. E proprio grazie agli accordi raggiunti dalla famiglia Polese con diverse strutture tra Lettere, Pompei, Ercolano e altri comuni dell’area vesuviana, i dipendenti continueranno a lavorare seguendo gli eventi già prenotati. Ogni volta che si terrà una cerimonia originariamente programmata nel complesso situato a Sant’Antonio Abate, il personale verrà impiegato nella location individuata per ospitare il ricevimento.

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Una sorta di trasferimento temporaneo delle attività che consentirà ai clienti di mantenere le date già fissate e ai lavoratori di non perdere, almeno per questa stagione, la propria occupazione. La preoccupazione resta però alta. Non a caso lunedì mattina una delegazione dei dipendenti è stata ricevuta dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, al quale sono state rappresentate tutte le criticità legate al futuro occupazionale del personale impiegato nella struttura. Sul tema, fin dall’inizio della vicenda nel 2024 con la sentenza definitiva che portò alla confisca della Sonrisa, il Comune di Sant’Antonio Abate ha sempre mantenuto una posizione netta.

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La sindaca Ilaria Abagnale ha più volte ribadito come la tutela dei lavoratori rappresenti una priorità e come la vicenda amministrativa e giudiziaria non possa essere confusa con il destino delle famiglie che vivono grazie alle attività svolte all’interno della Sonrisa. Se sul piano occupazionale la stagione estiva sembra al momento garantita, restano invece numerose incognite sul futuro della struttura. La partita giudiziaria, infatti, è tutt’altro che conclusa. Dopo il rigetto dell’ultima istanza cautelare presentata dalla famiglia Polese contro la revoca delle licenze, il Tar della Campania ha fissato per il prossimo 7 luglio una nuova camera di consiglio nell’ambito dei procedimenti ancora pendenti.

Caso Sonrisa, la Cassazione blinda la confisca del Castello delle Cerimonie

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Due giorni dopo, il 9 luglio, sarà invece la Corte di Cassazione a pronunciarsi sull’istanza di revisione del processo che ha portato alla confisca definitiva del complesso. Sul fronte amministrativo, inoltre, proseguono i giudizi relativi agli sgomberi notificati alla famiglia Polese. Un procedimento riguarda i locali destinati alle attività di ristorazione, mentre un secondo interessa alcune abitazioni presenti all’interno del complesso. Nel frattempo i componenti della famiglia continuano a occupare gli immobili versando al Comune un’indennità mensile di circa 39 mila euro. L’appuntamento più atteso resta però quello davanti al Consiglio di Stato, che a novembre dovrà entrare nel merito della vicenda e pronunciarsi definitivamente sulla legittimità dei provvedimenti adottati dal Comune dopo la confisca del complesso, compresa la revoca delle autorizzazioni che ha determinato la chiusura della struttura.