Castellammare | Omicidi ordinati dal clan: blindate le prove dell’Antimafia
CAMORRA
1 luglio 2026
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Castellammare | Omicidi ordinati dal clan: blindate le prove dell’Antimafia

Rigettata l'istanza della difesa per riascoltare i pentiti
Michele De Feo

Processo sulla stagione di sangue del 2009, la Corte d’Appello di Napoli ha rigettato l’istanza con la quale la difesa di Antonio Lucchese aveva chiesto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale attraverso il nuovo esame di tre collaboratori di giustizia. I giudici hanno quindi respinto la richiesta di risentire in aula i pentiti Catello, Pasquale Rapicano e Renato Cavaliere, ritenendo non necessario procedere a un’ulteriore escussione dei testimoni. Una decisione che difatti blinda le prove dell’Antimafia.

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L’istanza era stata avanzata nel corso della precedente udienza sulla base della presunta difformità delle dichiarazioni rese dai tre collaboratori in merito alla posizione di uno dei componenti del commando che avrebbe preso parte all’agguato costato la vita ad Antonio Vitiello. Secondo la tesi della difesa, le versioni fornite dai pentiti presentavano elementi di contrasto tali da rendere opportuno un nuovo esame davanti alla Corte. Una richiesta che, però, non ha trovato accoglimento. Con il rigetto dell’istanza resta quindi invariato il quadro probatorio sul quale si sta celebrando il giudizio di secondo grado nei confronti di Antonio Lucchese, del boss Paolo Carolei e di Catello Romano.

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Tutti e tre, in primo grado, sono stati condannati all’ergastolo con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo camorristico nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sui delitti attribuiti al clan D’Alessandro tra il 2008 e il 2009. Per quanto riguarda la posizione di Lucchese, l’accusa sostiene che avrebbe partecipato all’omicidio di Antonio Vitiello, assassinato nel gennaio del 2009. Secondo la ricostruzione investigativa, la vittima stava viaggiando a bordo della propria automobile quando venne affiancata dai killer in sella a uno scooter.

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Alla guida del mezzo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, vi sarebbe stato Renato Cavaliere, mentre come passeggero avrebbe agito proprio Lucchese. Diversa la posizione di Paolo Carolei, ritenuto dalla Procura uno dei mandanti del duplice omicidio di Carmine D’Antuono e dell’innocente Federico Donnarumma, ucciso per errore durante il raid armato (al processo è infatti costituita la fondazione Polis assistita dall’avvocato Gianmario Siani). Per quell’episodio, così come per l’omicidio di Nunzio Mascolo, tra gli imputati figura anche Catello Romano, l’ex killer del clan che nel corso del processo di primo grado ha ammesso le proprie responsabilità per diversi delitti maturati nella stagione di sangue della cosca. Romano, che negli ultimi anni ha intrapreso un percorso di dissociazione dalla criminalità organizzata, ha inoltre chiesto nel corso del giudizio d’appello di poter essere ammesso al programma di giustizia riparativa. Alla prossima udienza, in programma a settembre si terrà la requisitoria.