Santa Maria la Carità-Pagani | Si è pentito Vincenzo Petranovic: trema il clan dei Fezza-De Vivo
CAMORRA
3 luglio 2026
CAMORRA

Santa Maria la Carità-Pagani | Si è pentito Vincenzo Petranovic: trema il clan dei Fezza-De Vivo

Il ras è il figlio del boss Tommaso Fezza. Tremano i clan dei Lattari e dell'area stabiese
Michele De Feo

I primi affari con i boss del rione Moscarella di Castellammare, l’affiliazione al clan Fezza-De Vivo di Pagani, i patti con i narcos dei Monti Lattari. Poi la latitanza in Lombardia, prima di essere braccato dai carabinieri nella periferia di Milano. Vincenzo Petranovic, figlio illegittimo del boss Tommaso Fezza, ha iniziato a collaborare con la giustizia. La notizia è emersa nel corso di un’udienza preliminare al Tribunale di Torre Annunziata relativa a un tentato omicidio avvenuto in via Napoli, a Castellammare di Stabia, procedimento nel quale il 31enne è imputato insieme ad altre due persone. Petranovic era collegato dal sito riservato destinato ai collaboratori di giustizia, circostanza che ha confermato ufficialmente una scelta destinata ad avere ripercussioni sulle indagini che, negli ultimi anni, hanno colpito il clan Fezza-De Vivo di Pagani, e non solo.

Catturato a Milano il latitante Vincenzo Petranovic, ras del clan Fezza De Vivo

Catturato a Milano il latitante Vincenzo Petranovic, ras del clan Fezza De Vivo

È durata un mese e mezzo la latitanza di Vincenzo Petranovic, il figlio illegittimo del boss ergostalano al 41 bis…

Vincenzo Petranovic ha iniziato a collaborare con lo Stato tre mesi fa e per i prossimi 90 giorni potrà raccontare ai pm dell’Antimafia ulteriori retroscena della camorra degli ultimi anni. Poi inizieranno le operazioni di riscontro degli investigatori. Le dichiarazioni del trentunenne potrebbero infatti aprire scenari investigativi inediti su uno dei gruppi camorristici più radicati dell’Agro nocerino-sarnese. La Direzione distrettuale antimafia di Salerno, attraverso una lunga e complessa attività investigativa culminata con il maxi blitz dello scorso settembre, che portò a ben 88 arresti, è riuscita a ricostruire la struttura dell’organizzazione, dimostrandone la natura mafiosa e individuandone ruoli, gerarchie e interessi economici. Il contributo di Petranovic potrebbe ora consentire agli inquirenti di approfondire ulteriormente i rapporti interni al clan, gli assetti successivi agli arresti e le dinamiche criminali rimaste finora nell’ombra. Ma non solo, perché il ras, secondo l’Antimafia, era ben addentrato anche nelle dinamiche criminali dell’area stabiese e dei Monti Lattari. Per gli investigatori il giovane rappresenta una figura di assoluto rilievo nel “Sistema Pagani”, la rete dei traffici di droga che comprendeva anche le piazze di spaccio di Santa Maria la Carità e Sant’Antonio Abate.

 

ESCLUSIVA M+ | Agguato al cimitero di Castellammare, a processo il ras del clan Fezza De Vivo

ESCLUSIVA M+ | Agguato al cimitero di Castellammare, a processo il ras del clan Fezza De Vivo

Avevano tentato di uccidere un 31enne, sparandogli contro quattro colpi di pistola in pieno giorno in via Napoli a Castellammare…

Figlio di Tommaso Fezza, alias “’o furmaggiar”, boss ergastolano, Petranovic è ritenuto uno degli uomini che negli ultimi anni hanno gestito gli affari dell’organizzazione sul territorio. In particolare, il 31enne sarebbe stato il capozona della cosca nell’area dei Lattari e nella periferia est di Castellammare. Sua madre, Milica Petranovic, una giovane donna serba di 25 anni, fu uccisa nel 1994. Ad assassinarla, 40 giorni dopo il parto, fu proprio Tommaso Fezza, con il quale aveva avuto una relazione dalla quale nacque Vincenzo, mai riconosciuto dal padre. A 22 anni fu arrestato per la prima volta a Castellammare di Stabia per porto abusivo di armi, poi avrebbe iniziato a fare affari «più seri». Secondo la ricostruzione della Dda, il 31enne avrebbe assunto un ruolo sempre più centrale nella gestione delle attività del clan fondato a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Avrebbe coordinato parte del traffico di sostanze stupefacenti e delle operazioni di riciclaggio del denaro, amministrando inoltre la cassa comune per conto del boss detenuto Francesco Fezza. Tra i suoi compiti, sempre secondo l’accusa, vi sarebbe stato anche quello di recuperare i crediti dell’organizzazione e di partecipare personalmente alle intimidazioni e alle spedizioni punitive nei confronti di chi non rispettava gli accordi economici imposti dal clan.

Nuovo colpo al clan Fezza De Vivo: la procura ordina 4 arresti | I NOMI

Nuovo colpo al clan Fezza De Vivo: la procura ordina 4 arresti | I NOMI

Nuovo sviluppo nell’inchiesta sul traffico di droga che, secondo gli investigatori, avrebbe alimentato gli interessi criminali riconducibili al clan Fezza-De…

Petranovic, lo scorso settembre, era riuscito a sfuggire al maxi blitz contro il clan Fezza-De Vivo. Quando i finanzieri bussarono alla sua porta, nella zona del Petraro, tra Santa Maria la Carità e Castellammare, il giovane si era già reso irreperibile. La latitanza durò circa un mese e mezzo e si concluse con l’arresto in provincia di Milano, dove venne rintracciato dai carabinieri. Proprio durante quella cattura gli investigatori sequestrarono un quaderno ritenuto di particolare interesse investigativo. Al suo interno erano annotate, secondo l’accusa, le movimentazioni economiche del clan, con nomi di affiliati, cifre in denaro e perfino una voce indicata come “Stipendi”, elemento ritenuto dagli inquirenti una sorta di rendicontazione della gestione finanziaria dell’organizzazione.

Pagani. Clan Fezza-De Vivo, 8 arresti e maxi sequestro

Pagani. Clan Fezza-De Vivo, 8 arresti e maxi sequestro

Un colpo durissimo al traffico di stupefacenti è stato messo a segno all'alba di oggi dai militari del Comando Provinciale…

Per la Dda di Salerno quel materiale costituiva un ulteriore riscontro del ruolo ricoperto da Petranovic all’interno del clan. Oggi, però, il quadro potrebbe cambiare radicalmente. La scelta di collaborare con la giustizia potrebbe consentire agli investigatori di ricostruire dall’interno il funzionamento del gruppo criminale, facendo emergere nuovi particolari sui traffici illeciti, sulle responsabilità dei singoli affiliati e sugli equilibri che hanno retto il clan negli ultimi anni. Il trentunenne figura tra i 67 imputati per i quali la Direzione distrettuale antimafia di Salerno ha ottenuto il giudizio immediato. Le accuse contestate comprendono, a vario titolo, associazione di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio ed estorsione.