Castellammare | Abusi su sette studenti, in aula la vicepreside: «Si scatenò l’inferno»
LO SCANDALO DELLA SALETTA
5 luglio 2026
LO SCANDALO DELLA SALETTA

Castellammare | Abusi su sette studenti, in aula la vicepreside: «Si scatenò l’inferno»

Ricostruita in tribunale la spedizione punitiva alla prof. «Non sapevo dell’esistenza di chat e video, la scuola ha perso»
Michele De Feo

«Porto ancora i segni di quella mattina. La notte faccio ancora fatica a dormire nonostante sia passato ormai un anno e mezzo. Ripenso a quell’inferno che si scatenò dentro la scuola». La voce è rotta. Arriva dall’aula Giancarlo Siani del tribunale di Torre Annunziata, dove l’allora vicepreside dell’istituto Panzini di Castellammare di Stabia è stata chiamata a testimoniare nel processo che vede imputata una docente di sostegno di 39 anni, accusata di aver abusato di sette alunni del plesso «Salvati», scuola media situata nel rione Scanzano.

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La donna, agli arresti domiciliari, è a giudizio per violenza sessuale aggravata, induzione al compimento di atti sessuali e minacce. Insieme a lei sono imputate altre undici persone, accusate di lesioni perché, secondo la Procura di Torre Annunziata, avrebbero preso parte alla spedizione punitiva scattata all’interno della scuola dopo che alcuni genitori vennero a conoscenza di quanto, secondo l’accusa, sarebbe accaduto nei mesi precedenti ai bambini affidati all’insegnante. Tutti fatti che risalgono al novembre 2024 ed ora il processo sullo scandalo della «Saletta» sta entrando nel vivo.

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Dopo le prime udienze dedicate all’ascolto dei genitori delle vittime, nei giorni scorsi è toccato all’allora vicepreside ricostruire in aula quei momenti. Capelli neri, occhiali dalla montatura rossa, la docente ha atteso il suo turno in silenzio. A pochi metri da lei, sul banco degli imputati, sedeva l’insegnante accusata delle violenze. Alle sue spalle alcuni dei genitori dei bambini, tra i quali, secondo l’accusa, anche persone coinvolte nell’aggressione consumata quel giorno. «In questa storia ad aver perso è soprattutto la scuola», ha detto la teste davanti al collegio. Poi ha ripercorso i giorni precedenti allo scandalo. «La tensione iniziò qualche giorno prima. La docente mi disse che gli alunni, a suo dire, stavano complottando contro di lei per farle perdere il posto. Le risposi di mettere tutto per iscritto e di relazionare immediatamente alla dirigente scolastica».

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L’insegnate imputata pochi giorni prima aveva sorpreso due alunni a fumare una sigaretta elettronica in bagno. Episodio che fece scattare la sospensione per i due ragazzini e che poi ha fatto venire fuori per la prima volta i contorni dello scandalo. L’allora vicepreside ha spiegato di non aver mai saputo dell’esistenza della chat che, secondo la Procura, l’insegnante intratteneva con alcuni degli alunni e nella quale sarebbero stati inviati audio e video a sfondo sessuale. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Bianca Maria Colangelo, la docente ha poi ricostruito i momenti dell’aggressione. «Ricordo l’arrivo di una donna che non era madre di nessuno dei bambini coinvolti.

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Era molto agitata e continuava a ripetere: “I bambini di Scanzano non si toccano”. Cercai di mediare con i genitori che, per la prima volta, mi parlarono di chat e di video trovati nei telefoni. Mi allontanai per qualche minuto e quando tornai trovai la porta sfondata. Per terra c’erano ciocche di capelli. Nella confusione fui colpita anche io». Al termine dell’esame il pubblico ministero ha mostrato alla teste un album fotografico dal quale la docente ha riconosciuto alcuni dei volti delle persone che, secondo l’accusa, parteciparono alla spedizione punitiva. Il processo proseguirà nei prossimi mesi. Il Ministero dell’Istruzione si è costituito parte civile. L’insegnante è assistita dall’avvocato Francesco Cappiello, mentre i genitori delle presunte vittime sono rappresentati dagli avvocati Antonio De Martino e Raffaele Pucci.

La ricostruzione

L’inchiesta che ha poi portato al processo è partita proprio nel giorno del pestaggio all’insegnate di sostegno, avvenuto il 14 novembre 2024. Alcuni genitori avevano presentato denunciato le violenze sessuali ai carabinieri portando come prova chat e video. La Procura ha ascoltato tutti e sette i bambini coinvolti che hanno raccontato le violenze subite Per i pm la 37enne prelevava i bambini, con la scusa di dover fare delle ripetizioni, portandoli in un’aula della scuola (la saletta) dove si sarebbero verificati gli abusi. Oltre a ciò che avveniva a scuola gli alunni e l’insegnante avevano una chat nella quale si parlava di sesso. I bambini (tutti minori di 13 anni) hanno cominciato a raccontare degli orrori subiti solo dopo quando la docente scoprì in bagno due alunni con una sigaretta elettronica denunciando il tutto alla preside che li sospese.