Castellammare | Il figlio morì in un incidente: «Condannata all’ergastolo»
CRONACA
13 luglio 2026

Castellammare | Il figlio morì in un incidente: «Condannata all’ergastolo»

Sono trascorsi otto anni da quel 13 luglio 2018, il giorno in cui Nicola De Martino, 36 anni, perse la vita in un drammatico incidente stradale in via Acton, a Castellammare di Stabia. Anche quest’anno, come accade ogni anniversario, la madre Angela Fattorusso ha voluto ricordare il figlio con parole che raccontano un dolore rimasto immutato nel tempo.
Michele De Feo

Ci sono sentenze che si chiudono con una condanna e ci sono condanne che, per chi resta, non finiscono mai. Sono trascorsi otto anni da quel 13 luglio 2018, il giorno in cui Nicola De Martino, 36 anni, perse la vita in un drammatico incidente stradale in via Acton, a Castellammare di Stabia. Anche quest’anno, come accade ogni anniversario, la madre Angela Fattorusso ha voluto ricordare il figlio con parole che raccontano un dolore rimasto immutato nel tempo.

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«Nel sinistro non hanno avuto alcun ruolo la velocità né altri fattori legati alla condotta di guida del giovane». Con…

«Per chi ha provocato quell’incidente la giustizia ha fatto il suo corso. Per me, invece, la condanna è per sempre. Io sono stata condannata all’ergastolo del dolore», ripete una madre che da otto anni convive con un vuoto che nessuna sentenza è riuscita a colmare. Nicola viaggiava in scooter insieme alla fidanzata quando una moto, durante un sorpasso, invase la corsia opposta travolgendoli. Trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli, morì dopo tredici ore di agonia. L’uomo alla guida della moto, residente a Santa Maria la Carità, patteggiò successivamente una pena di due anni e tre mesi.Ma per Angela il tempo si è fermato a quel giorno.

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«Non ho potuto nemmeno salutarlo, stringergli la mano o dargli un ultimo bacio», aveva raccontato negli anni successivi alla tragedia. Un ricordo che ancora oggi riaffiora con la stessa intensità. Al posto del matrimonio che immaginava per suo figlio, ci fu un funerale. «Sognavo di vederlo con l’abito da sposo. Quel vestito, invece, è finito dentro una bara», ripete con una lucidità che rende ancora più evidente la profondità della ferita. Da allora la sua vita è cambiata radicalmente.

 

Le giornate scorrono con un rituale che non è mai venuto meno: una visita al cimitero di Castellammare di Stabia, un saluto, una preghiera, il bisogno di sentirsi ancora vicina a quel figlio strappato alla vita troppo presto. Negli anni Angela ha trasformato il suo dolore anche in un messaggio rivolto a chi si mette alla guida con leggerezza. Ha sempre ricordato come bastino pochi secondi, una manovra azzardata o una velocità eccessiva, per distruggere non una sola vita ma intere famiglie. Per questo continua a chiedere maggiore responsabilità sulle strade, affinché nessun’altra madre debba vivere quello che lei definisce «un ergastolo senza fine».

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Per Angela il calendario segna il passare degli anni, ma il dolore resta identico. «Otto anni sono passati per tutti», dice, «ma per una madre il tempo non cancella nulla. Mio figlio mi manca oggi come il primo giorno».