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«Non vogliamo opporci alla legge. Sappiamo che la nostra casa deve essere abbattuta. Chiediamo solo una cosa: il tempo di trovare un posto dove vivere e soprattuto un’aiuto». Dall’altra parte del telefono la voce di Imma si spezza più volte. Ha 28 anni, vive a Casola di Napoli e da giorni convive con una data che nella sua famiglia è diventata un conto alla rovescia: 29 settembre. È il giorno fissato per l’abbattimento della loro abitazione di via Gesini, costruita abusivamente nel 1993 e oggi destinataria di un ordine di demolizione disposto dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. In quella casa vivono sei persone.
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Tra loro c’è anche il padre di Imma, affetto da una grave cardiopatia, portatore di defibrillatore e con un quadro clinico che rende ogni cambiamento improvviso un motivo di forte preoccupazione. È soprattutto pensando a lui che la giovane racconta la propria angoscia. «Le lacrime ormai non si contano più», dice. «Noi non chiediamo privilegi. Non diciamo che la casa non debba essere abbattuta. Chiediamo soltanto di non essere lasciati per strada». È una storia che assomiglia a quella di molte altre famiglie dei Monti Lattari, dove negli ultimi anni gli ordini di demolizione delle abitazioni abusive sono tornati ad accelerare. Dietro i numeri, però, ci sono persone che vivono sospese tra il rispetto delle sentenze e l’impossibilità materiale di trovare un’alternativa abitativa.
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«La realtà è che non sappiamo dove andare», racconta ancora Imma. «Le case disponibili praticamente non ci sono. Quelle che si trovano hanno affitti altissimi, cifre che una famiglia normale non riesce a sostenere. Ogni giorno cerchiamo annunci, chiediamo informazioni, ma troviamo sempre porte chiuse». Il problema, spiega, non riguarda soltanto la sua famiglia. «Ci sono tante persone nella nostra stessa situazione. Molti hanno paura di parlare. C’è chi continua a rivolgersi agli avvocati sperando di guadagnare qualche mese, chi aspetta un condono che probabilmente non arriverà mai. Ma il problema resta sempre lo stesso: dove andranno tutte queste famiglie?».
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Imma racconta di sentirsi invisibile. «Vedo diventare virali tante cose inutili, mentre storie come la nostra restano nell’ombra. Io non sono nessuno, ma non posso arrendermi. Sto chiedendo aiuto a chiunque voglia ascoltarci». Nelle sue parole non c’è rabbia verso la magistratura. Piuttosto emerge la sensazione di essere finiti in un vicolo cieco.
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«Sappiamo che la casa è abusiva. Non stiamo contestando questo. Ma oggi ci troviamo davanti a un problema umano prima ancora che giuridico. Abbiamo un padre gravemente malato, una famiglia intera da sistemare e nessuna soluzione concreta». La vicenda è arrivata anche all’attenzione del Comune di Casola di Napoli. Il sindaco Alfredo Rosalba ha già attivato gli uffici dei Servizi sociali per prendere in carico il nucleo familiare e valutare ogni possibile forma di assistenza. Parallelamente si sta tentando di ottenere una nuova proroga dell’esecuzione dell’abbattimento, nella speranza di guadagnare il tempo necessario per individuare una sistemazione adeguata. Non è un percorso semplice.
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La disponibilità di alloggi sul territorio è limitata e il costo degli affitti è aumentato sensibilmente negli ultimi anni, rendendo ancora più difficile trovare una casa per una famiglia composta da sei persone. La vicenda riporta al centro un tema che da anni divide il territorio: da una parte l’obbligo di eseguire le sentenze di demolizione degli immobili abusivi, dall’altra l’emergenza sociale che accompagna molte di queste esecuzioni. Perché dietro ogni ordinanza ci sono spesso nuclei familiari fragili, anziani, persone con disabilità e minori che rischiano di trovarsi senza un tetto. Per Imma, però, il tempo delle riflessioni è quasi finito. Il calendario continua a scorrere e il 29 settembre si avvicina.
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«Ogni mattina mi sveglio con questa paura. Guardo mio padre e penso a cosa succederà quando dovremo lasciare quella casa. Non so come affrontarlo. Chiedo soltanto che qualcuno ci aiuti a trovare una soluzione. Nessuno dovrebbe vivere con l’incubo di ritrovarsi in strada da un giorno all’altro».