Morte di Luca Esposito, il giornalista e il suo assassino avevano un appuntamento
L'INCHIESTA
26 luglio 2026
L'INCHIESTA

Morte di Luca Esposito, il giornalista e il suo assassino avevano un appuntamento

Domani l'interrogatorio del ventiseienne tunisino accusato dell'omicidio del cronista sportivo avvenuto a Eboli una settimana fa
Andrea Ripa

Emergono nuovi particolari sull’omicidio di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni ucciso e dato alle fiamme nelle campagne di località Cioffi, a Eboli. Domani, nel carcere di Salerno, è in programma l’udienza di convalida del fermo di Ridha Rahmouni, il 26enne tunisino che ha confessato il delitto davanti agli investigatori. Le indagini coordinate dalla Procura di Salerno, guidata da Raffaele Cantone, stanno ricostruendo le ultime ore di vita della vittima e delineano uno scenario sempre più definito: quello tra Esposito e il suo presunto assassino sarebbe stato un incontro fissato in anticipo e affrontato dal giornalista senza alcun timore.

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A confermarlo sono diversi elementi raccolti dagli inquirenti. Le celle telefoniche collocano i due nello stesso luogo la sera dell’omicidio, mentre i tabulati documentano contatti telefonici iniziati già dal 28 giugno e diventati particolarmente frequenti tra il 18 e il 19 luglio, nelle ore immediatamente precedenti al delitto. Anche il comportamento della vittima sembrerebbe confermare questa ricostruzione. Poco prima dell’appuntamento, Esposito aveva parlato con un collega senza manifestare preoccupazione o paura. Nulla lasciava presagire che quell’incontro si sarebbe trasformato in una trappola mortale. Le telecamere di videosorveglianza presenti nella zona hanno inoltre immortalato il 26enne mentre si aggirava in bicicletta, con una torcia, probabilmente alla ricerca del punto esatto in cui incontrare il giornalista.

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Le prove che hanno portato al fermo

L’individuazione del presunto responsabile non è stata semplice. Ridha Rahmouni, irregolare sul territorio italiano e destinatario di un provvedimento di rimpatrio, si era nascosto in un casolare poco distante dal luogo dell’omicidio ma difficile da raggiungere. Determinanti, secondo gli investigatori, sono stati alcuni riscontri scientifici e i beni trovati in suo possesso. Sul portabagagli dell’auto della vittima è stata rilevata un’impronta riconducibile al 26enne. Nel casolare sono stati inoltre recuperati un telefono cellulare appartenente a Esposito, un anello presumibilmente in oro bianco e una carta prepagata della vittima.

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Il movente resta un mistero

Resta invece ancora avvolto dal riserbo il movente dell’omicidio. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo sulle ragioni che avrebbero scatenato la violenza del giovane tunisino, noto anche con l’alias Amed Jamal. Un altro elemento che continua a suscitare interrogativi riguarda la vita privata del giornalista. Familiari, amici e colleghi lo descrivono come una persona estremamente riservata. Nessuno avrebbe mai conosciuto la donna che Esposito indicava talvolta come “Simona”, presentandola come moglie o compagna. L’autopsia ha nel frattempo confermato la particolare ferocia dell’aggressione: il giornalista sarebbe stato brutalmente picchiato e successivamente dato alle fiamme quando era ancora in vita. Un dettaglio che rende ancora più drammatico un delitto sul quale gli investigatori puntano ora a chiarire definitivamente il movente e la dinamica che ha portato all’epilogo nelle campagne di Eboli.

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Le reazioni

«Stiamo assistendo a un fenomeno gravissimo: anziché concentrarsi sulla ricerca della verità e sulle responsabilità di un omicidio efferato, si preferisce alimentare un processo mediatico sulla presunta vita privata della vittima. È un atteggiamento che respingiamo con forza, perché lesivo della dignità della persona e profondamente pericoloso sul piano culturale», afferma Avagliano. Il presidente dell’associazione sottolinea come «in un momento di grande dolore assistiamo con crescente preoccupazione al diffondersi di indiscrezioni, insinuazioni e commenti sulla presunta vita privata e sull’orientamento sessuale della vittima. Una deriva che non solo è irrispettosa nei confronti di Luca Esposito e dei suoi familiari, ma contribuisce ad alimentare stereotipi e pregiudizi che nulla hanno a che vedere con l’accertamento dei fatti». Per Avagliano «l’orientamento sessuale, reale o presunto, non rappresenta una notizia e non può essere utilizzato come elemento narrativo per spiegare un delitto».

 

Sul fronte della difesa, l’avvocato Giovanni Mauri, legale del ventiseienne, mantiene il massimo riserbo sulla strategia processuale ma lascia intendere che il lavoro difensivo punterà ad approfondire diversi aspetti ancora non chiariti. «Non credo sia opportuno, a tutela del mio assistito, rivelare adesso la futura strategia difensiva che è già in itinere. Tuttavia posso dire che sono diversi gli aspetti che dovranno essere approfonditi, come il mondo delle frequentazioni della vittima e il mondo che gravita attorno al fenomeno religioso», ha dichiarato il legale.