Castellammare | Politica & camorra, 50 anni di ombre condannano la città all'immobilismo
La storia insegna ma non ha alunni, il passato è certo e il futuro si scrive ripercorrendo quelle dinamiche cristallizzate…
Hotel di lusso, ristoranti, locali della movida e soprattutto il business a sei zero delle scommesse online. È sull’isola di Malta che il clan D’Alessandro avrebbe costruito negli anni uno dei principali avamposti dei propri interessi economici, riciclando capitali nell’economia legale e sfruttando un mercato internazionale capace di muovere miliardi di euro. Come? Attraverso un gruppo di imprenditori vicini anche a Cosa Nostra siciliana. È uno dei retroscena che emerge dall’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, coordinata con la Guardia di finanza, culminata la scorsa settimana con l’esecuzione di cinque misure cautelari nell’ambito di un’indagine su scommesse clandestine ed estorsioni.
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Tra le di pagine dell’informativa compare anche Malta, indicata dagli investigatori come uno dei punti nevralgici della strategia economica del clan stabiese. Un’isola che, per la sua posizione geografica e soprattutto per la legislazione favorevole al settore del gaming, è diventata negli ultimi quindici anni una delle capitali europee delle scommesse online, attirando colossi internazionali del betting, investitori e società provenienti da tutto il mondo. È proprio in questo scenario che il clan D’Alessandro avrebbe iniziato a tessere una fitta rete di relazioni.
Castellammare | Le 113 pagine che condannano la città allo scioglimento per camorra
Centotredici pagine. Tanto è lunga la relazione conclusiva della commissione d’accesso composta dal viceprefetto Dario Annunziata, dal commissario capo della…
Le intercettazioni telefoniche raccolte dagli investigatori raccontano della pianificazione di un incontro in un hotel di lusso di St. Julian’s, cuore della movida maltese, tra due imprenditori ritenuti contigui alla cosca di Scanzano e i vertici di una multinazionale internazionale delle scommesse. Un summit che, secondo gli investigatori, rappresenterebbe soltanto uno dei tasselli di una rete di rapporti costruita negli anni ben oltre i confini della Campania. L’affare Malta, per la Procura antimafia, non nasce oggi.
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«I boss e affiliati del clan D’Alessandro hanno canali di fuga in diverse regioni italiane e in tutta Europa». È…
Le sue origini risalirebbero a oltre un decennio fa, quando l’isola avviò una profonda trasformazione economica, puntando sul turismo internazionale, sull’industria dell’intrattenimento e soprattutto sul settore del gaming online. Un boom che ha attirato capitali da ogni parte d’Europa e che, come dimostrano numerose inchieste giudiziarie degli ultimi anni, ha finito per richiamare anche l’interesse delle organizzazioni mafiose italiane. Secondo gli investigatori, proprio il settore delle scommesse avrebbe rappresentato la porta d’ingresso del clan D’Alessandro nell’economia maltese. Da quel business, considerato da sempre uno dei principali canali di guadagno della cosca, si sarebbero progressivamente sviluppati rapporti sempre più solidi con imprenditori e operatori economici dell’isola.
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In data 29 ottobre, nell’ambito di un’attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli e coordinata dalla Procura…
Nel corso degli anni gli investigatori hanno monitorato numerosi viaggi a Malta di persone ritenute vicine al clan, trasferte che, secondo gli inquirenti, avevano l’obiettivo di consolidare relazioni e sviluppare nuovi investimenti. Ma nell’ultima informativa emerge anche un altro scenario. Per la Dda, infatti, parte dei capitali accumulati attraverso le attività illecite sarebbe stata reinvestita in comparti strategici dell’economia maltese. Hotel, ristoranti, attività legate all’accoglienza e locali della movida sarebbero finiti nel mirino degli imprenditori ritenuti vicini al clan.
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Nel pomeriggio di ieri, su richiesta delle autorità rumene, la Polizia di Stato ha rintracciato e tratto in arresto, in…
Affari che la cosca porterebbe avanti soprattutto insieme a Cosa Nostra, con cui la cosca di Scanzano ha rapporti da mezzo secolo. L’inchiesta conferma così la trasformazione del clan stabiese in una holding criminale capace di operare ben oltre i confini del proprio territorio. Negli ultimi anni diverse indagini hanno infatti documentato interessi economici anche in Germania e Romania, dove vivono da tempo comunità di imprenditori originari di Castellammare di Stabia e dove, secondo gli investigatori, il clan si sarebbe avvalso di broker e fiduciari per gestire investimenti e movimentazioni di denaro.