Gioco d’azzardo, l’allarme tra i giovani: sei studenti su dieci hanno già scommesso
IL REPORT
30 luglio 2026
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Gioco d’azzardo, l’allarme tra i giovani: sei studenti su dieci hanno già scommesso

La Relazione al Parlamento fotografa un fenomeno sempre più diffuso: oltre 340mila ragazzi tra i 15 e i 19 anni giocano online. Crescono i comportamenti a rischio, mentre gli esperti invitano a riconoscere i primi segnali della dipendenza.
Michele De Feo

Non è più soltanto una questione di slot machine o sale scommesse. Il gioco d’azzardo entra sempre più spesso nelle camere dei ragazzi, nascosto dietro lo schermo di uno smartphone. Basta un’app, un conto di gioco intestato a un adulto compiacente o un accesso aggirato, e il divieto imposto ai minori diventa un argine fragile. I numeri raccontano un fenomeno che continua a crescere e che oggi coinvolge una fetta consistente degli adolescenti italiani.Nel 2025, sei studenti su dieci tra i 15 e i 19 anni hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’arco dell’anno.

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Ancora più ampia è la platea di chi ha avuto un contatto con il gioco almeno una volta nella vita: il 64%. A preoccupare è soprattutto la diffusione del gioco online, che riguarda oltre 340mila studenti, circa il 14% della popolazione scolastica di quella fascia d’età. È quanto emerge dalla Relazione annuale al Parlamento 2026, basata sui dati raccolti nel 2025, che segnala inoltre comportamenti di gioco a rischio perfino tra gli undicenni e i tredicenni, nonostante il divieto assoluto previsto dalla legge.

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Sono dati che aprono il primo approfondimento di Oltre il Gioco, nuovo progetto editoriale dedicato alla prevenzione e all’informazione sul gioco problematico, realizzato in collaborazione con la piattaforma di supporto psicologico Loqui. L’obiettivo è accendere i riflettori su una dipendenza che spesso rimane invisibile fino a quando le conseguenze diventano evidenti.Se tra gli adolescenti il fenomeno appare sempre più precoce, anche tra gli adulti i numeri restano significativi.

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Secondo uno studio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità, condotto tra il 2017 e il 2018, circa 2,9 milioni di maggiorenni presentavano un profilo di vulnerabilità legato al gioco d’azzardo: 1,4 milioni con un rischio moderato e altri 1,5 milioni con comportamenti problematici. Si tratta di stime ottenute attraverso strumenti di screening e non di diagnosi cliniche, ma sufficienti a delineare un quadro di forte allarme sociale.Nel frattempo il settore continua a macinare cifre record.

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Nel solo 2025 la raccolta complessiva del gioco pubblico in Italia ha raggiunto i 165,3 miliardi di euro, garantendo allo Stato un gettito fiscale di circa 11,4 miliardi. Dietro questi numeri, però, si nasconde una realtà fatta di persone che progressivamente smettono di giocare per divertimento e finiscono intrappolate in una dipendenza capace di compromettere relazioni familiari, salute mentale, lavoro e stabilità economica.Dal 2013 il Disturbo da Gioco d’Azzardo è riconosciuto dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) come una dipendenza comportamentale, al pari di altre forme di addiction.

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I segnali, spiegano gli esperti, spesso compaiono molto prima della richiesta di aiuto: aumentano la frequenza delle giocate e le somme scommesse, si rincorrono le perdite nel tentativo di recuperare il denaro, si accumulano debiti e prestiti, mentre diventano sempre più frequenti le bugie rivolte ai familiari. A questo si aggiungono irritabilità, isolamento, perdita di interesse verso attività un tempo piacevoli e sbalzi d’umore legati all’esito delle giocate.Esiste poi un meccanismo psicologico particolarmente insidioso, quello dei cosiddetti near miss, i “quasi successi”. Due simboli uguali su tre in una slot machine o una scommessa persa per un dettaglio vengono percepiti dal cervello come una vittoria sfiorata, alimentando la convinzione che il successo sia ormai vicino.

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È un’illusione cognitiva che, insieme alla falsa idea che dopo molte perdite una vincita sia inevitabile, contribuisce a mantenere vivo il comportamento compulsivo.Per questo gli specialisti invitano familiari e amici a non sottovalutare i primi campanelli d’allarme. Spesso sono proprio le persone più vicine ad accorgersi della scomparsa di denaro, delle continue richieste di prestiti, delle assenze ingiustificate o dell’allontanamento dalla vita sociale. Intervenire precocemente, evitando accuse e cercando un confronto con professionisti qualificati, può fare la differenza.In Italia il supporto passa attraverso i Servizi per le Dipendenze (SerD) delle aziende sanitarie locali e il Telefono Verde dell’Istituto Superiore di Sanità, strumenti che rappresentano il primo passo per uscire da una dipendenza silenziosa che, sempre più spesso, comincia già tra i banchi di scuola.