I due provvedimenti firmato dal ministro Nordio si fondano su una corposa relazione firmata dal pm della Dda Giuseppe Cimmarotta.…
CAMORRA
30 luglio 2026
CAMORRA
Gragnano | Faida per la droga, riaperta l’inchiesta sugli affari dei Di Martino
La stretta dell’Antimafia dopo il delitto di Alfonso Cesarano
Contatti in Francia, il business scommesse con i D’Alessandro
Estorsioni, traffico di droga, armi, scommesse illegali e riciclaggio del denaro sporco nell’economia pulita: c’è una nuova inchiesta sugli affari del clan Di Martino, l’organizzazione criminale egemone nell’area dei Monti Lattari, con roccaforte a Iuvani, area impervia situata tra Gragnano e Pimonte. La nuova indagine ha avuto inizio subito dopo l’omicidio di Alfonso Cesarano, ras della cosca, ammazzato il 29 agosto 2025 in via Cappella della Guardia.
Un delitto che ha segnato una svolta perché ha consegnato all’Antimafia il primo collaboratore di giustizia, Aniello Mirante, dopo decenni e che dovrebbe essere ben addentrato nel contesto criminale dei Monti Lattari, dove da anni è in corso una faida di camorra tra i Di Martino e altre micro-organizzazioni criminali (prettamente a conduzione familiare) dedite alla coltivazione e alla vendita all’ingrosso della marijuana.
Affare sul quale oggi manterrebbe il monopolio la cosca di Iuvani, dopo l’eliminazione fisica di tutti i competitor. L’ultimo delitto messo a segno è quello di Ciro Gargiulo, alias Ciruzzo ‘o Biond, narcos con contatti con le cosche dell’Agro e dell’area boschese, ammazzato nel febbraio del 2024 a colpi di lupara. Un dettaglio, quello dell’arma da fuoco, che per gli 007 rappresenta una firma degli omicidi del clan Di Martino, che potrebbe aver ordinato il fatto di sangue. Una circostanza che Aniello Mirante avrebbe confermato nei suoi racconti ai magistrati della Dda partenopea, svelando agli inquirenti i nomi di chi partecipò all’agguato a Ciro Gargiulo e quello del mandante del delitto di Alfonso Cesarano.
Omicidi, quelli di Gargiulo e Cesarano, che potrebbero essere collegati e inseriti nell’ambito di un botta e risposta durante la guerra di faida. Dopo l’omicidio di Cesarano, infatti, il timore degli inquirenti era che si scatenasse un’escalation di violenza tra le strade di Lettere, Casola e Gragnano. Grazie al lavoro dei carabinieri, in appena otto giorni furono catturati i killer di Cesarano.
Nel frattempo, però, il lavoro investigativo è andato avanti perché l’obiettivo dell’Antimafia è quello di fare quadrato attorno agli affari del clan Di Martino, una delle organizzazioni criminali più potenti della Campania e che, secondo gli investigatori, nel corso degli anni avrebbe addirittura cominciato a tessere affari anche all’estero, precisamente in Francia e a Barcellona, Paesi che, insieme all’Italia, rappresentano uno snodo del traffico internazionale di stupefacenti.
Ma le forze dell’ordine stanno facendo quadrato anche attorno al business delle scommesse illegali, affare su cui i Di Martino hanno le mani da almeno 15 anni. L’ultima inchiesta della guardia di finanza e che si è concentrata sugli affari del boss del clan D’Alessandro Paolo Carolei (genero del narcos Fabio Di Martino), è partita proprio da un monitoraggio degli interessi del sodalizio di Iuvani nel settore delle scommesse nel territorio dei Lattari.
Un business a sei zero che consentirebbe alla cosca di riciclare centinaia di migliaia di euro. Inoltre, la pressione investigativa si è alzata dopo la scarcerazione del padrino Leonardo Di Martino, alias ‘o Lione, attualmente agli arresti domiciliari fuori regione. Sono inoltre attualmente liberi anche tutti i suoi figli — Fabio, Michele, Antonio, Rosario e Vincenzo — e la moglie, Annamaria Molinari. Per la Dda, tutti farebbero parte di quel nocciolo indissolubile e impenetrabile che costituirebbe la regia criminale del clan.
Un’organizzazione che, rispetto a quella degli storici alleati D’Alessandro di Castellammare, sarebbe simile a quella di una ’ndrina calabrese. Lo scorso anno, inoltre, i carabinieri eseguirono un decreto di perquisizione nell’abitazione dei figli e della moglie del padrino. Alla base dell’inchiesta c’è il ritrovamento, avvenuto nel 2022, del libro mastro dell’organizzazione criminale, nel quale sono contenuti oltre 200 nomi di imprese e attività commerciali che verserebbero il pizzo al clan.
La holding del crimine incasserebbe centinaia di migliaia di euro al mese provenienti dal traffico illecito. Soldi che i gregari della cosca investirebbero nelle attività pulite e in settori funzionali al controllo dell’economia dei Lattari, come quello delle forniture di materiale da confezionamento utile alle aziende alimentari.

